LE AMMISSIONI DI JOE BEVILACQUA

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Quello che segue è il resoconto delle ammissioni di Joe Bevilacqua circa la sua responsabilità in almeno 19 casi di omicidio negli Stati Uniti d’America e in Italia.
Le ammissioni hanno portato alla denuncia (qui si può leggere) effettuata ai Carabinieri di Lecco, nei confronti di Giuseppe Joe Bevilacqua, l’1 marzo 2018.

Bevilacqua ha ammesso di essere il noto serial killer che firmò negli anni ’60 molteplici lettere in USA con il nome di “Zodiac”. Si tratta inoltre di uno dei principali teste dell’accusa nel processo al Mostro di Firenze degli anni ’90 in Italia.

FAQ (INGLESE)

SOLUZIONE COMPLETA DELL’ENIGMA ZODIAC

SOLUZIONE MT. DIABLO CIPHER

I TRASCORSI MILITARI DI JOE BEVILACQUA

‘Sono un giornalista freelance. Agli inizi del 2017 cominciai un’indagine giornalistica (si può leggere qui ndr) con oggetto un caso di omicidi seriali nel quale restarono vittime 14 persone, fra il 1974 e il 1985, nella provincia di Firenze.
Gli omicidi seriali furono attribuiti a un serial killer che venne soprannominato dai media “Mostro di Firenze“. Dal 1985, non fu mai condannato in via definitiva alcun “Mostro”, ma solo “complici” di un presunto autore materiale degli omicidi (Pietro Pacciani) che fu assolto in secondo grado e morì prima del rifacimento del processo di secondo grado.
Stando al lavoro giornalistico svolto, l’inchiesta che portò alla condanna dei complici del Mostro di Firenze, in particolare il postino di San Casciano, Mario Vanni (unica persona condannata all’ergastolo), si basa su false testimonianze, compresa quella del cittadino americano Giuseppe Bevilacqua, detto Joe.
La conclusione dell’inchiesta giornalistica è che gli omicidi seriali di Firenze siano da
attribuire al serial killer americano conosciuto con il nome di Zodiac e che tale serial killer sia proprio l’allora direttore del Cimitero monumentale americano di Firenze, Giuseppe Bevilacqua, detto Joe, residente nella zona omicidi del Mostro sin da pochi mesi prima del primo duplice omicidio ufficiale del serial killer in Italia e pochi mesi dopo l’ultima lettera ufficiale inviata dall’ “altro” killer in America.

Documento ufficiale dell’ABMC che conferma la presenza di Bevilacqua a Firenze (1974 – 1989)

Zodiac è il serial killer di Firenze

Nello svolgimento del lavoro di indagine giornalistica, che è terminato in data odierna, 22 febbraio 2018, ho concluso con ragionevole certezza che gli omicidi seriali del Mostro siano da attribuirsi ad un unico serial killer conosciuto negli Stati Uniti con il nome di Zodiac. Questo serial killer è autore di almeno 5 omicidi nel nord della California, ma ne rivendicò molti altri, nelle decine di lettere di sfida che inviò a stampa e polizia.
Ho appurato (anche tramite la soluzione dei codici di alcune lettere inviate dal serial killer detto Zodiac) che l’identità del serial killer risponde a quella del testimone che supportò la condanna in primo grado di Pietro Pacciani, ovvero Giuseppe Bevilacqua.

Le somiglianze fra i due casi di omicidi seriali
Ero arrivato a Zodiac tramite una intuizione: controllare i casi simili a quelli avvenuti a Firenze in altre nazioni. Mi imbattei così nel nome di Zodiac e scoprii somiglianze
significative fra i due autori degli omicidi.
Le somiglianze fra i due assassini vanno dal modus operandi alla tipologia delle vittime, dal desiderio di celebrità al piacere della sfida con gli investigatori. Le similitudini sono moltissime da elencare. Vi sono altri esempi, più materiali: l’unica lettera certamente inviata dal cosiddetto “Mostro”, che contiene in poche righe due (in realtà sono 5 ndr) degli elementi tipici della scrittura di Zodiac: l’uso del trattino; un mispelling (republica). Un altro esempio è la taglia del numero di scarpe: l’impronta trovata a Calenzano nel 1981 e attribuita al Mostro dall’ex capo della Mobile di Firenze, Michele Giuttari, è identica a quella sicuramente lasciata da Zodiac sulla sabbia della spiaggia del Lake Berryessa e repertata dalla polizia americana nel 1969.

Giuseppe Joe Bevilacqua
Il lavoro giornalistico portò all’individuazione, a partire da febbraio, del nome di Bevilacqua.
L’analisi degli omicidi seriali, la loro comparazione, gli esperti che intervistai e le loro
analisi confermavano l’ipotesi. Se per molteplici ragioni risultava possibile che il serial
killer di Firenze fosse Zodiac, per molte altre ragioni risultava possibile che Zodiac fosse il Direttore del Cimitero di Falciani. Innanzitutto era italo-americano, requisito fondamentale per poter essere entrambi i serial killer. Poi, era arrivato in Italia nel luglio del 1974 (in realtà la conosceva da molto più tempo, seppi in seguito). Inoltre la sua data di nascita, [OMISSIS], corrispondeva alla data di un crimine di Zodiac ed era collegata ad una lettera inviata da Zodiac all’avvocato americano Melvin Belli (Zodiac aveva addirittura telefonato a fine dicembre 1969 per dire che era il giorno del suo compleanno – riporta la polizia di San Francisco all’FBI il 5 gennaio 1970 ndr); il numero di caratteri del suo nome e cognome corrispondevano ai codici cifrati stilati da Zodiac che avrebbero dovuto contenerli. A livello teorico poteva essere vero. Per questo, il suo nome risultava essere l’oggetto principale della mia indagine giornalistica.
Scoprii poi che Bevilacqua è un cittadino americano con una carriera di 20 anni
nell’esercito USA: è un ex detective del CID della Military Police americana, un veterano della guerra in Vietnam. Abbandonata la carriera militare, Bevilacqua divenne funzionario dell’ABMC, l’agenzia americana incaricata di gestire i complessi cimiteriali monumentali americani delle due guerre mondiali. Dal luglio 1974, Bevilacqua iniziò a lavorare come vice-sovrintendente al Cimitero dei Falciani, in località Impruneta.

Bevilacqua è visibilmente preoccupato
Incontrai Bevilacqua, la prima volta, a maggio. Al telefono gli avevo prospettato
un’intervista sul Vietnam, ma quando arrivai alla sua abitazione, si affacciò spaventato sul balcone e mi domandò più volte per quale ragione mi fossi recato da lui: “Perché sei qui?”.
Gli avevo scritto, e lo avevo ribadito al telefono, che volevo sentirlo a proposito del
Vietnam. Era insolita la sua preoccupazione. Si mostrò preoccupato anche il giorno
successivo, nonostante avessimo realmente parlato di Vietnam.
Qualche settimana dopo tornai a trovare Bevilacqua e mi proposi a lui come ghostwriter. Il lavoro mi offrì l’opportunità di conoscerlo meglio.
Scoprii così che oltre ad essere un ex sottoufficiale pluridecorato che guidava un platoon di fanteria nella jungla cambogiana ai tempi della guerra in Vietnam (fra il 1966 e il 1968), era stato anche un agente del Criminal Investigation Command e il capo della squadra investigativa della base Nato di Camp Darby. Non rispondeva precisamente alla figura del “guardiano di cimiteri” che emergeva dalla sua testimonianza in aula contro Pacciani, del 6 giugno 1994.

La prima conversazione sul Mostro
Mi recai a Firenze una quindicina di volte, nel corso dell’estate. Gli incontri avvennero
sempre a casa di Bevilacqua, a [OMISSIS], fatta eccezione per il 28 luglio, quando ci recammo su mia richiesta a Falciani, dove visitammo il Cimitero Americano. Da lì ci dirigemmo al Bar Marconi in località Falciani. Fu all’esterno di quel locale, davanti a una birra, che gli sottoposi per la prima volta domande sul Killer dello Zodiaco e sul Mostro.
Estrassi un foglio dalla cartella e glielo mostrai. Era una semplice cartina geografica del Lake Tahoe (California, USA). Chiesi a Bevilacqua se si trovava da quelle parti nel 1970. Lui si immobilizzò. Rimase quasi letteralmente paralizzato. Solo dopo un lungo silenzio, interrotto dalla monotona ripetizione della mia domanda, disse “ho capito”.
Egli ammise di essere stato sul Lake Tahoe nel 1970. Aggiunse che però non poteva
parlarne. Gli domandai il perché. E lui mi rispose: “non posso parlare del mio lavoro”.
La domanda era importante perché il serial killer Zodiac proprio nel 1970 e proprio sul Lake Thaoe rapì e fece sparire una ragazza. Il silenzio di Bevilacqua mi parve significativo.

Heavenly Valley
Sempre in quell’occasione, domandai a Bevilacqua dove avrebbe nascosto il corpo di una persona nei pressi del Lake Tahoe se fosse stato il serial killer. Gli diedi una penna. Lui ci pensò un attimo. Guardò a nord del lago. Disse che il modo migliore sarebbe stato usare un elicottero e lanciare i corpi sui picchi delle montagne. Poi fece un segno su Emerald Bay. A un certo punto, disse sorridendo: “Anzi, lo porterei qui”. Indicò Heavenly Valley. Gli chiesi il motivo di quella scelta. Lui disse: “Perché Heaven significa Paradiso”.
Non gli avevo ancora mostrato l’Halloween Card, nella quale Zodiac, all’indomani della scomparsa della ragazza nell’area del Lake Tahoe, scrisse a caratteri cubitali: “Paradiso degli schiavi”. Né sapevo allora che sulla busta da lettere che conteneva la cartolina Zodiac aveva applicato un francobollo con la dicitura: “In the beginning God…”. La frase (non riportata) prosegue così: “…created the Heavens”. Al principio Dio creò i Cieli.

In California con Zodiac
Sempre al Bar Marconi, il 28 luglio, Bevilacqua mi raccontò ciò che aveva omesso nelle
volte precedenti, cioè il fatto di essere in California nel 1969 e nel 1966, negli stessi posti e negli stessi anni in cui Zodiac aveva colpito. Il fatto anomalo era che non me l’avesse
detto, dato che ero il suo ghostwriter e che non si era ancora parlato di Zodiac.
Bevilacqua mi disse che nel 1966 si trovava a Riverside. Questo lo ripetè per ben tre volte.
Nel 1969 era a Santa Rosa, dove lavorava per il CID presso una base a sud della città.
Gli chiesi anche se conoscesse l’avvocato Melvin Belli. Pronunciai il cognome in italiano, cioè nella pronuncia sbagliata, ma lui capì al volo a chi mi riferissi.
Sì, sapeva chi fosse.

“Vuoi rompere i coglioni al Mostro?”
Riguardo alle vicende legate al Mostro di Firenze, il 28 luglio, Bevilacqua mi disse che
conosceva bene Pietro Pacciani, e che lo aveva più volte incontrato nel bosco dietro il
cimitero dei Falciani. Conosceva anche Mario Vanni e Giancarlo Lotti, che definiva “il peggiore di tutti”. In ogni caso, non adottò mai il termine “Mostro” per nessuno di loro,
bensì il vocabolo “maiale”, al di sotto del quale si trovava, in un vertice di perversità
decrescente, il vocabolo “porcello” seguito dal vocabolo “porcellino”. A sentirlo parlare così o a storpiare il cognome di Giampiero Vigilanti in Raggianti non poteva non venire in mente il linguaggio di Zodiac nelle sue lettere.
A un certo punto della conversazione Bevilacqua si infastidì.
Vuoi rompere i coglioni al Mostro?“, disse. Gli dissi che “no”, non volevo certamente
rompere i coglioni al Mostro, ma che i Carabinieri stavano indagando: “Bisogna stare
all’erta”, osservai. “Hai ragione”, rispose lui. Poi domandò: “Pensi che mi verranno a
rompere i coglioni?”. “Penso di sì”, risposi. “Lo penso anch’io”, disse lui.

Il libro di Robert Graysmith
Nel successivo incontro ad agosto, sottoposi a Joe alcuni documenti e due libri, fra cui
Zodiac, di Robert Graysmith. Si fermò alla copertina e disse: “Questo non è il suo vero
nome”. Si riferiva all’autore, che, in effetti, ha cambiato cognome. Leggendo il libro,
Bevilacqua disse anche: “Mi sembra di averlo già letto”. Poi si lamentò del fatto che gli
scrittori pur di vendere “riscrivono lo stesso libro dieci volte”. In effetti, Graysmith ha
sempre parlato di Zodiac in quasi tutti i suoi libri.
Era strano che una persona che diceva di non sapere niente di Zodiac conoscesse quei
particolari sull’autore del primo bestseller (uscito nel gennaio del 1986) scritto sulla
vicenda. Ancora più strano fu vedere Bevilacqua sospirare alla lettura del nome del
detective Dave Toschi. Lo conosceva.

Gli scontrini del delitto degli Scopeti
Gli mostrai le fotocopie di alcune pagine del libro “Delitto degli Scopeti“, scritto
dall’avvocato Vieri Adriani, dallo scrittore Francesco Cappelletti e dal professore Salvatore Maugeri.
Bevilacqua aveva testimoniato per l’accusa al riguardo di questo duplice omicidio
avvenuto nel settembre 1985. Quando gli parlai degli scontrini trovati nelle auto delle
ultime due vittime, Bevilacqua esclamò senza stupore: “Sono tutti i posti in cui vado io”. In particolare Bevilacqua frequentava assiduamente all’epoca “La Terrazza” di Tirrenia, a cui risale il secondo scontrino più recente fra quelli trovati nell’auto delle vittime in una piazzola di Via degli Scopeti a 300 metri da casa di Bevilacqua.

“Uccideranno Vanni”
Quello stesso giorno mostrai a Bevilacqua anche la conversazione in cui Mario Vanni parlò di un mostro americano incontrato da Pacciani in un bosco. Era un’intercettazione del 2003.
Vanni diceva che Pacciani gli aveva rivelato di avere incontrato il vero serial killer in un bosco. Era un americano. Lo chiamavano Ulisse, Nero.
Dopo avere letto quelle parole, Bevilacqua si arrabbiò molto.
“Penso che lo uccideranno”, disse. “Uccideranno chi?”, chiesi. “Vanni”. Non gli dissi che Vanni era già morto. Gli spiegai che gli inquirenti avevano ritenuto che Vanni avesse parlato di Mario Parker, inquilino di Villa La Sfacciata, entrato e uscito dall’inchiesta negli anni ’80. Bevilacqua si rilassò e alla fine della conversazione mi ringraziò.

La conversazione in cui Bevilacqua ammette di essere il serial killer
Il 12 settembre 2017 (11 settembre sic), mi trovavo [OMISSIS]. Chiamai Bevilacqua al numero della sua abitazione [OMISSIS] allo scopo di sottoporgli la soluzione di un codice di Zodiac, nel quale l’assassino aveva inserito il proprio nome e cognome. Fu in
quell’occasione che Bevilacqua ammise di essere il serial killer.
Gli dissi: “Joe, c’è il tuo nome e cognome sulla lettera di Zodiac del 20 aprile 1970. Ora ti leggo la soluzione”.
Gliela lessi. Joe rispose:”lo sapevano…”; era spaventato.
Rassegnato.
Era per entrambi scontato che la soluzione fosse giusta, anche perché il modo per arrivarci me l’aveva suggerito lui (guardare la riga sotto il codice) in uno degli incontri che avevamo avuto ad agosto.
Chi sapeva? “Lo sapevano D’Addario, Colombo, perché loro…”. Perché loro erano suoi
colleghi di lavoro al CID e quindi avrebbero dovuto sospettare che lui fosse Zodiac? Gli
chiesi di andare subito a costituirsi.

Bevilacqua accenna a consegnarsi, ma – sentito l’avvocato – cambia idea
Bevilacqua sapeva che avevo identificato l’autore degli omicidi seriali nella provincia di Firenze in Zodiac, e se ne parlò anche in quella telefonata. In quell’occasione disse che non si poteva dimostrare che Zodiac fosse l’autore dei crimini a Firenze. Gli risposi che non appena gli inquirenti avessero saputo che Zodiac abitava a 300 metri dall’ultimo luogo del crimine del “Mostro” (il Cimitero Americano dove abitava è separato dal luogo dell’ultimo delitto da un declivio e un bosco ndr), certamente non avrebbero impiegato molto a capire chi fosse il serial killer di Firenze.
Gli suggerii di andare da un sacerdote, ma lui mi ricordò l’aneddoto di quell’unico prete battista con cui aveva parlato in passato, che gli aveva dato del “diavolo incarnato”. Poi aggiunse: “Sì, ma quella era un’altra faccenda”.
Suggerii a Bevilacqua di consegnarsi all’Autorità Giudiziaria. Lui rispose di non essersi
costituito per “non mettere nei guai altri”. Lo ripetè più di una volta: non si consegnò “per gli altri”. Accennò una volontà di costituirsi, quando mi chiese: “Cosa devo portare’”.
Cambiò idea dopo il mio suggerimento di sentire un avvocato. Dall’ultima telefonata del 13 settembre 2017 (nella quale ritrattava le sue dichiarazioni) non ebbi più sue notizie. Ero arrivato a Firenze nella notte allo scopo di accompagnarlo alla caserma dei Carabinieri di Borgo Ognissanti. Dopo il litigio telefonico, tornai a [OMISSIS] e non ebbi più sue notizie”.

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