Scoperta la rivista usata dal Mostro di Firenze

10 maggio 2020 – Articolo originariamente pubblicato su tempi.it
Di Francesco Amicone

Settembre 1985. Alla Procura di Firenze arriva una busta indirizzata al sostituto Procuratore Silvia Della Monica. All’interno c’è un frammento di seno dell’ultima donna uccisa dal Mostro di Firenze, serial killer a cui vengono attribuiti sette omicidi di coppie nella provincia di Firenze fra il ’74 e l’ ’85.
L’indirizzo sul plico è composto da lettere di un giornale che non è stato individuato. Fino a quest’anno.
La scoperta è merito della ricercatrice del caso Mostro Valeria Vecchione.

La rivista è il numero 51 di Gente in circolazione nelle edicole fra il 14 e il 20 Dicembre 1984. Valeria l’ha potuta identificare grazie a un ritaglio fornitole da un nome noto della comunità di studiosi del caso Mostro, Paolo Cochi.
La copertina del settimanale è dedicata a Gloria Guida e alla piccola Guendalina Dorelli, moglie e figlia di Johnny Dorelli, il celebre “Dorellik” che nel 1967 parodiò il protagonista del fumetto “Diabolik”.

LA SCOPERTA
«Abbiamo lavorato sodo per trovare il magazine usato dal Mostro, alla fine eccolo qua» spiega Cochi.
Con l’aiuto del collaboratore Martino Rossi, Cochi ha fornito a Valeria Vecchione una copia del retro delle lettere applicate dal Mostro sul plico spedito al sostituto procuratore Della Monica dopo l’ultimo delitto. Indispensabile per l’individuazione della rivista.
Il numero 51 di Gente rappresenta «un elemento chiave in ottica investigativa» osserva Cochi. È anche una delle fonti di prova più importanti in un caso in cui almeno sei omicidi risultano a oggi ufficialmente irrisolti.
Cochi aveva anticipato la scoperta a febbraio nella sua rubrica su Ok Mugello. Ci tiene a prendere le distanze dalla mia inchiesta sulla connessione fra il Mostro e il serial killer americano Zodiac, della quale ho parlato la prima volta due anni fa.
Secondo Cochi, il responsabile dei delitti era «un individuo che aveva a che fare con il Mugello» . «Un uomo originario della zona che aveva mantenuto una pertinenza nei pressi di San Piero a Sieve», località dove il Mostro inviò la lettera a Della Monica. «Era una persona vicina ad un certo tipo di “apparati” e legato a un certo ambiente». [NDR il sospettato di Cochi sarà completamente scagionato nel 2025]
«Al di là dei convincimenti» precisa Cochi, «nel mio lavoro mi attengo alla sola e documentata opera di ricerca e divulgazione di dati oggettivi estratta dalle carte. La competenza delle indagini è degli inquirenti. Io cerco solo di fornire un contributo a livello documentale. Spero che possa risultare utile agli investigatori».

Come ha fatto Valeria a capire di trovarsi davanti alla rivista giusta?
«Quel tipo di carattere era utilizzato da pochi settimanali» risponde Cochi. «Avendo a disposizione una copia dell’indagine merceologica svolta dalla polizia scientifica dell’epoca con annessa la parte retrostante di ogni singola lettera, [Valeria] è riuscita a individuarla inequivocabilmente, confrontando la parte davanti di ogni singola lettera con la parte dietro».
Anche se il settimanale nel 1984 registrò una diffusione media di 667.553 copie vendute (dati Ads), è stato difficilissimo reperire il numero 51: «Abbiamo comprato intere collezioni di varie riviste. Una ricerca che è durata un paio di anni» sostiene Cochi. Una fatica enorme che, si spera, darà i suoi frutti.

CARE DOLCI ACQUE…
Valeria ha individuato la rivista grazie all’unica parola incollata per intero sulla busta, un “DELLA”, forse per facilitarne l’individuazione proprio tramite quel ritaglio. E quella parola ha portato Valeria a questa frase:

«Care dolci acque non vi riconosco più: qui è finito il sogno della mia infanzia» 

È il titolo di un articolo dello scrittore Piero Chiara, un servizio lungo otto pagine dedicato al Lago Maggiore.

L’articolo di Chiara, citato nel saggio di Pietro Montorfani“Ci ho pensato tutta la vita” Piero Chiara e Manzoni, è stato pubblicato nella raccolta Se non qui, dove? Il paesaggio di Varese di Chiara (Nicolini, 1997) curato da Federico Roncoroni.
Contattata telefonicamente, Bambi Lazzati, direttrice dell’associazione “Amici di Piero Chiara” mi informa che stanno esaminando le opere letterarie di aspiranti scrittori inviate da tutta Italia. «Abbiamo molto lavoro da fare. In questi giorni, stiamo ricevendo i racconti dei giovani… e poi con questa mascherina…». Quest’anno, i racconti del Premio Chiara Giovani hanno come tema “l’acqua”.
Lazzati mi mette in contatto con Roncoroni.
«Lessi l’articolo “Care dolci acque…” direttamente sulla rivista Gente» ricorda l’erede dell’Opera di Chiara. «Più tardi trovai una copia dell’articolo di Chiara tra i ritagli conservati nel suo Archivio». Imbattutosi in quell’articolo, ora perso fra le carte dell’archivio dello scrittore lombardo, Roncoroni lo inserì in Se non qui, dove? Il paesaggio di Varese, una raccolta di brani «concepita per testimoniare il grande affetto che legava lo scrittore a Varese e dintorni».
Il testo di Chiara esprime un profondo attaccamento al “suo” lago. «Chiara era molto legato al Lago Maggiore e alle località dove aveva trascorso la giovinezza a cui tornava sempre dopo ogni viaggio» ricorda Roncoroni. «Non è un caso se tanti suoi romanzi e racconti hanno quei luoghi come sfondo, ed è inutile precisare che quei luoghi sono luoghi del cuore».

DUE OCCORRENZE
Il numero di Gente utilizzato dal Mostro risale a quasi nove mesi prima dell’invio della lettera a Della Monica, ragione per cui è lecito supporre che la rivista sia stata oculatamente conservata in vista del futuro utilizzo. Anche la scelta dei titoli selezionati per i ritagli (uno dei quali è un’allusione offensiva diretta a Della Monica) sembrerebbe ponderata con scrupolo e conferma nella sostanza quanto pubblicai due anni fa sulla comune identità del Mostro e del serial killer americano Zodiac.
Il numero 51 di Gente del 1984 era in edicola nella settimana dell’anno che comprendeva il 20 dicembre, una data che come segnalo nel mio primo articolo sulla connessione Zodiac-Mostro del maggio 2018 aveva l’apparenza di essere simbolica per Zodiac.
Il 20 dicembre 1968, il “killer enigmista” commise il suo primo duplice omicidio a Vallejo. Lo stesso giorno dell’anno successivo, inviò una lettera all’avvocato Melvin Belli chiedendo aiuto. «Sto annegando» scrive.
La seconda occorrenza riguarda l’acqua, presente nella frase: «Cari dolci acque…». Dal titolo del servizio di Chiara, il Mostro estrasse l’ultima lettera incollata sulla busta, la E di “acque” alla fine della parola “Firenze”.
In California, a cavallo degli anni ’60 e ’70, c’è un maniaco che «attacca coppie» e «uccide nei weekend, vicino all’acqua» scrive Robert Graysmith nel libro “Zodiac” del 1986 (St. Martin’s Press).
Il serial killer autoproclamatosi “Zodiac” è responsabile di almeno cinque omicidi nell’area di San Francisco. Inviò alla stampa una ventina di lettere contenenti enigmi e messaggi cifrati. Probabilmente il suo soprannome deriva da una marca di orologi il cui battage pubblicitario all’epoca era incentrato sui suoi articoli per subacquei, specialmente lo Zodiac Sea Wolf (“lupo di mare”).
L’assassino scomparve dagli Stati Uniti nel ’74 rivendicando 37 omicidi e firmando il suo addio con una strofa su un suicidio per annegamento tratta dall’opera “Mikado” di Gilbert & Sullivan. Così concludeva una fitta corrispondenza in cui i riferimenti all’acqua sono numerosi.
Le firme lasciate da Zodiac e dal Mostro (anche nei delitti) presentano una serie di affinità e di analogie che non si esauriscono nelle citate occorrenze, anche se queste sono le più palesi. Entrambi aggredivano coppie appartate, preferibilmente prima di mezzanotte e nei weekend, cercando di mantenere alta l’attenzione dei media su di sé. La sola busta inviata a Della Monica, poi, ha in comune con lo “stile letterario” di Zodiac altre due peculiarità: il mancato raddoppio di una consonante e l’uso del trattino a capo.


RICHIESTE ALL’INTERPOL
All’inizio degli anni ’80, l’ipotesi che il Mostro di Firenze fosse emigrato in Italia non era considerata fantascienza, non dagli inquirenti perlomeno.
Nel 1982, la pm Silvia Della Monica, destinataria della lettera di rivendicazione del Mostro, chiese a Carabinieri e polizia di consultare l’Interpol per verificare l’esistenza all’estero di delitti «analoghi per modus operandi» agli agguati dell’assassino seriale “toscano”.
L’anno prima il giudice istruttore Vincenzo Tricomi aveva fatto una richiesta analoga.
Non vennero resi pubblici i risultati degli accertamenti, ma il range della ricerca disposta dalla Pm che indagava sui delitti escludeva Zodiac, limitandosi ai crimini avvenuti dopo il 1970. Risaliva invece all’11 ottobre 1969 l’ultimo delitto ufficialmente attribuito al “killer enigmista”, anche se la sua lettera di commiato dopo un intervallo di tre anni datava 29 gennaio 1974.
Le indagini che avrebbero potuto portare all’estero furono abbandonate.
In concomitanza con la richiesta di Della Monica di consultare l’Interpol, i crimini del Mostro vennero collegati a un duplice omicidio del 1968 verificatosi a Lastra a Signa e per il quale era stato condannato il marito di una delle vittime, il muratore sardo Stefano Mele. Il 20 luglio 1982, gli inquirenti avevano rinvenuto cinque proiettili e cinque bossoli appartenuti al Mostro fra gli atti del caso Mele. Erano disposti all’interno di un faldone archiviato dalla cancelleria del Tribunale di Firenze, dove si sarebbero trovati dal 1 aprile 1974. Non era quello il luogo consentito per la custodia delle prove, ma l’ufficio corpi di reato.

INDAGINI E PROCESSI
Il Mostro non ebbe alcun timore della pista “sarda”. Lo sancì con il sangue di altre sei vittime nelle notti estive fiorentine del 1983, 1984 e 1985, scarcerando uno dopo l’altro i sospettati del ’68, prima di concludere la sua truce sequenza di omicidi con la rivendicazione indirizzata a Della Monica. Il giudice istruttore Mario Rotella prese atto. Gli imputati Piero Mucciarini, Giovanni Mele e i fratelli Francesco e Salvatore Vinci vennero prosciolti il 13 dicembre 1989.
L’ultimo vero e proprio “Mostro” incriminato fu Pietro Pacciani, un contadino di Mercatale in Val di Pesa. Pacciani morì il 22 febbraio 1998, prima della seconda sentenza d’appello. Dopo una condanna in primo grado, era stato assolto da tutte le accuse nel 1996 e poi rinviato a nuovo giudizio dalla Cassazione. Vennero invece condannati in via definitiva nel 2000 i due presunti complici, Giancarlo Lotti e Mario Vanni.
L’estate scorsa, dalla Procura era trapelata la notizia, confermata nelle ultime settimane, che l’esperto balistico Paride Minervini, perito del Pm titolare delle indagini sul Mostro, il procuratore aggiunto Luca Turco, abbia rinvenuto le tracce di una falsificazione in una delle prove decisive contro Pacciani, una cartuccia smussata calibro .22 di marca Winchester “serie H” rinvenuta in un paletto del suo orto.

ZODIAC
Stando ai rapporti stilati dalle forze dell’ordine, al momento della sua scomparsa Zodiac doveva essere un quarantenne alto circa 1 metro e 70, in carne, ben piazzato e forse con uno stomaco prominente. Risultano discrepanze, invece, circa le osservazioni sul colore dei capelli. Una delle vittime sopravvissute li vide castano chiari, l’altra, castano scuri, per altri testimoni ancora erano castano rossicci. Le contraddizioni sembravano indicare che l’assassino si fosse travestito in tutti gli attacchi, come lui stesso aveva dichiarato in una lettera al San Francisco Chronicle del 9 novembre 1969.
Due rapporti del Dipartimento di Giustizia americano del 1970 e del 1971 firmati dall’agente Mel Nicolai imputavano a Zodiac sei omicidi avvenuti in California fra il 1966 e il 1969. Per il detective Dave Toschi e altri investigatori americani, il serial killer aveva sgozzato una ragazza a Riverside, ucciso un tassista a San Francisco e attaccato tre coppie appartate a Vallejo e sul Lake Berryessa.
Alcuni mesi dopo l’ultima comunicazione scritta di Zodiac, il 14 settembre 1974, due fidanzati vennero uccisi alle Fontanine di Rabatta, nel Mugello. È il primo delitto accertato del “maniaco delle coppiette”, uno dei tre rimasti ufficialmente senza colpevole.

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