“Joe Bevilacqua è Zodiac e il Mostro”. Analisi della condanna per diffamazione

Link ai video della mia inchiesta giornalistica su Bevilacqua

Segue la risposta non pubblicata dall’articolo della Nazione sul perché non abbia impugnato la sentenza di condanna per l’asserita diffamazione di Joe Bevilacqua (2022), comminata dal Tribunale di Firenze il 5 dicembre 2024.

Ho potuto leggere le 12 pagine di motivazioni della sentenza nel marzo 2025, dopo che il Tribunale le ha trasmesse al mio avvocato di allora Jacopo Pepi.

Secondo la giudice Serafina Cannatà, il testimone italo-americano del processo Pacciani sarebbe vittima di una sorta di persecuzione giornalistica del sottoscritto.

Nelle sue motivazioni depositate il 21 febbraio 2025, la giudice definisce la mia inchiesta sulla connessione fra i serial killer Zodiac e Mostro di Firenze:

Una "stravagante teoria" smentita "da ambienti investigativi qualificati".

Bevilacqua viene da me denunciato il 1 marzo 2018 per un’ammissione di colpa sui crimini del Mostro e di Zodiac ascoltata al telefono il 12 settembre 2017 (e da me retrodatata di un giorno per una svista).

Non registro l’ammissione per un impegno, preso il 30 giugno, a non divulgare senza il suo consenso quanto il mio anziano interlocutore mi avrebbe rivelato, espediente che mi ha consentito di raccogliere informazioni confidenziali che altrimenti non avrei ricevuto.

Dai colloqui del 2017 all’attuale indagine
Fra maggio e agosto 2017, Bevilacqua e io abbiamo avuto dei colloqui focalizzati sulla sua vita e sui due casi di omicidi seriali. Le interviste si sono svolte nella sua abitazione a Sesto Fiorentino e nell’area del Cimitero Americano di Firenze Falciani fra il maggio e l’agosto 2017.

Nel 2018, un’analisi delle celle telefoniche dei Carabinieri del ROS di Firenze riscontra sei date compatibili con i colloqui fra me e Bevilacqua: 26, 27 maggio, 30 giugno, 28 luglio, 9, 10 agosto.
L’esistenza e l’argomento dei colloqui sono stati confermati dallo stesso Bevilacqua e dalla moglie Meri Torelli.

Nel 2021, il pm Luca Turco, titolare delle indagini sul caso Mostro, decide di archiviare il fascicolo per omicidio a carico di Bevilacqua scaturito dalla mia denuncia, senza mandare le obbligatorie notifiche alle parti offese e senza mai aver informato la polizia americana. L’anno dopo il gip Gianluca Mancuso, lo stesso dell’archiviazione del caso Bevilacqua, mi manda a processo per l’asserita diffamazione dell’italo-americano, che mi ha querelato pochi giorni dopo la divulgazione della notizia della sua ammissione nel 2018.

Un mese e mezzo dopo il mio rinvio a giudizio, Bevilacqua, anziano e malato, muore.

Nel dicembre 2023, trasmetto il profilo genetico dell’italo-americano alle autorità competenti sul caso Zodiac per scopi difensivi.
C’è un match con un profilo parziale.
In segreto viene avviata un’indagine dai dipartimenti di polizia di San Francisco, Vallejo, e dello Sceriffo della Contea di Napa, che in seguito avvertono la Procura di Firenze.

Nel dicembre 2024, l’attività investigativa sul defunto Bevilacqua è in corso da mesi anche in Italia. Tuttavia, in contrasto con i principi cardine dell’equo processo e il codice etico dei magistrati, la Procura (il pm Turco ha delegato l’accusa a un magistrato onorario) decide di non informare la giudice Cannatà degli eventuali elementi di prova a mio discarico, che pertanto non vengono messi agli atti, con quella che negli Stati Uniti è una violazione della regola Brady.

E arriva la condanna.

La giudice Cannatà fa sua la richiesta di archiviazione di Turco nel 2021. Non ci sarebbe alcun riscontro sul coinvolgimento di Bevilacqua nei delitti del Mostro (e di Zodiac).

L’ammissione di Bevilacqua non sarebbe “mai avvenuta”.

Motivazioni carenti e prove non depositate dalla Procura
Al della conclamata violazione delle regole dell’equo processo da parte della Procura, le motivazioni della condanna appaiono carenti.

Si basano su lacune ed errori investigativi del 2018 (messi in evidenza ma trascurati), sulle dichiarazioni del defunto Bevilacqua e della vedova Meri Torelli, nonché di un verbale di sommarie informazioni di un testimone (in vita) che non è mai esaminato in dibattimento, l’avvocato Francesco Moramarco, in violazione del principio del contraddittorio.

Si constata con amarezza che le motivazioni non contengono alcuna reale disamina della mia ricerca giornalistica. Vengono citati solo alcuni esempi selezionati e “parafrasati” del mio lavoro, seguiti sbrigativamente da una serie di “sic” tra parentesi, senza alcuna argomentazione.

Mi chiedo perché a quest’elenco di mezza pagina che dovrebbe riassumere un lavoro di ricerca durato anni segua una deduzione su un mio presunto vizio mentale, che come la giudice segnala è stato smentito dal dott. Niccolò Trevisan, esperto da lei stessa nominato per una perizia psichiatrica sul sottoscritto, che viene citato dimenticando, chissà perché, i risultati positivi del test sul mio quoziente intellettivo.

Il magistrato, che ha una lunga esperienza di pm alle spalle, non cita praticamente alcun elemento a favore dell’imputato emerso nel dibattimento, come per esempio una prova della mia correttezza professionale nelle dichiarazioni dell’avvocato Edoardo Orlandi, teste convocato su richiesta dell’accusa e delle parti civili, non della difesa.

Oltretutto, le motivazioni non citano le telefonate fra l’utenza di casa mia e di Bevilacqua del 12 settembre 2017 (da me retrodatate per sbaglio di un giorno) non viste probabilmente per errore dai Carabinieri nel 2018 e non menzionate dalla giudice del mio processo, nonostante la loro esistenza sia dimostrata da una relazione tecnica firmata dall’esperto Gabriele Pitzianti allegata alle memorie difensive e dai tabulati completi agli atti, a quanto pare depositati anche dal pm Turco.

Inoltre, parrebbe sfuggita all’esame attento della giudice una memoria con annesse istanze del 2022 nella quale la difesa, all’epoca rappresentata dalle avvocate Simona Buccheri e Patrizia Gottini, chiedeva nuovi accertamenti investigativi all’ex procuratore aggiunto di Firenze Turco.

La richiesta di un approfondimento dell’indagine viene depositata il 1 marzo 2022, come dimostra la relativa ricevuta.
Forse la giudice non la cita perché risulta davvero assente, cioè non depositata dal pm o rimossa dal fascicolo del dibattimento da soggetti per ora ignoti?

Nei primi mesi del 2022, dopo aver richiesto di sentire l’italo-americano alla sua legale Elena Benucci, ricevendo un rifiuto motivato anche dalle precarie “condizioni di salute”, la mia difesa si rivolge al pm Turco per sollecitarlo a svolgere accertamenti investigativi a mio favore (come prevede la legge), fra i quali l’escussione di Bevilacqua e la trasmissione del suo profilo genetico alla polizia americana, utili a colmare in parte le lacune dell’indagine archiviata.

Il pm Turco decide di non svolgere alcun approfondimento tanto che io stesso, per difendermi, nel 2023, devo sobbarcarmi il compito di trasmettere il profilo genetico di Bevilacqua alla polizia americana per un controllo con i campioni del caso Zodiac. Questo accertamento da il via all’indagine in corso sull’italo-americano.
Troppo tardi, perché Bevilacqua è morto da più di un anno.

L’italo-americano se ne è andato da questo mondo il 23 dicembre 2022, un mese e mezzo dopo il mio rinvio a giudizio, senza essere stato mai esaminato da un magistrato fiorentino come parte offesa o come indagato, e senza aver mai reso dichiarazioni relative all’ammissione di colpa agli inquirenti da me denunciata quattro anni e mezzo prima. Gli unici documenti “ufficiali” dove ne parla sono quelli controfirmati dall’avvocato Benucci.

Nelle motivazioni della condanna si sostiene che la difesa avrebbe dovuto sollecitare un incidente probabatorio per esaminare Bevilacqua, mentre a farlo dovevano essere l’accusa e la stessa parte offesa, che ha deciso di sottrarsi all’esame dei miei avvocati anche per motivi di “salute”.

L’italo-americano soffriva di una grave patologia cardiaca. Aveva subito un’operazione chirugica al cuore nel 2021. Addirittura, dopo il suo ricovero in ospedale, una delle figlie aveva fatto passare pubblicamente l’idea, smentita dalla moglie Meri Torelli nell’udienza del 12 ottobre 2023, che a causa di una malattia neurodegenerativa il padre stesse perdendo la sua capacità di intendere e di volere.

In una nota di luglio indirizzata al pm Turco su alcune criticità dell’indagine su Bevilacqua, riportavo le affermazioni sul suo stato di salute deducendo che fossero un tentativo di sottrarsi alla sua escussione.

Le condizioni di Bevilacqua da me sottovalutate a luglio paiono aggravarsi nell’autunno 2022, tanto da spingermi a chiedere un incidente probatorio almeno per acquisire le impronte.
Ma come è accaduto con la richiesta di un approfondimento investigativo al pm Turco, anche le mie istanze al gip Mancuso (lo stesso che aveva archiviato l’indagine su Bevilacqua nel 2021) vengono negate.

Avrebbe dovuto essere onere dell’accusa, non della difesa, dimostrare che la dipartita dell’ultraottuagenario e malato Bevilacqua, prima che iniziasse il dibattimento, fosse un evento “imprevedibile”.

Per questo motivo, la mia condanna non poteva basarsi sulle dichiarazioni a mio carico di Bevilacqua (sottoscritte dal suo avvocato), che la difesa non ha mai potuto contro-esaminare.

Quanto detto si aggiunge alla scelta della Procura, in contrasto con i doveri del pm, di non mettere agli atti gli elementi di prova a mio discarico, fra l’altro da me richiesti in una istanza del novembre 2024.

Come se non bastasse, il magistrato onorario delegato del pm Turco ha comunque chiesto la mia condanna a 2 anni di reclusione, pena commutata in una multa sospesa con la condizionale dalla giudice Cannatà.