Il caso “Joe Bevilacqua” è stato archiviato nel 2021 per motivi che nulla hanno a che vedere con la carenza di indizi, l’assenza di una registrazione dei colloqui con Bevilacqua o la validità della mia inchiesta giornalistica sulla connessione fra i casi Zodiac e Mostro di Firenze.
Il testimone italo-americano del processo Pacciani era stato da me denunciato il 1 marzo 2018 per un ammissione di colpa relativa a 19 omicidi attribuiti ai due serial killer commessi a Firenze e negli Stati Uniti fra il ’68 e l”85.
La richiesta di mettere fine all’indagine sull’ex direttore del Cimitero Americano di Firenze è basata su una scelta totalmente discrezionale del procuratore aggiunto Luca Turco, che il 6 aprile 2021 è riuscito a ottenere l’archiviazione dal gip Gianluca Mancuso senza avvertire i parenti delle vittime in violazione del codice di procedura penale (art. 408 comma 3 bis), eludendo il contraddittorio e un’eventuale opposizione delle parti offese, che non hanno avuto la possibilità di leggere le carte, rilevare lacune ed errori investigativi. E ce n’erano molti.
Le motivazioni della richiesta firmata dal pm Turco, in parte omissive e contenenti due falsità, si basano su un’indagine frettolosa del 2018 condotta sul campo dal ROS Carabinieri di Firenze.
L’indagine del ROS e della Procura è caratterizzata non solo da errori, ma da decisioni discutibili, mancanza di accertamenti essenziali, e una violazione del segreto d’ufficio che avrebbe potuto avvantaggiare solo l’indagato, ossia l’aver comunicato nei primi giorni dell’attività investigativa del ROS al quotidiano la Nazione che la mia denuncia fosse priva di riscontri, una “pista già morta”.
Nel 2021, in concomitanza con la chiusura definitiva del caso Bevilacqua, lo storico quotidiano di Firenze sempre ben informato sul caso Mostro (addirittura in anticipo rispetto alle indagini) è tornato a parlare del serial killer, venendo ripreso da altre testate importanti, senza fare il minimo accenno all’archiviazione del procedimento sull’italo-americano. Perché?
Solo l’anno successivo, la Nazione ha informato il pubblico della chiusura definitiva dell’indagine su Bevilacqua, su mia segnalazione. L’avevo da poco appreso consultando il mio fascicolo processuale per l’asserita diffamazione di Bevilacqua.
Forse come il sottoscritto anche i giornalisti della Nazione erano stati tenuti all’oscuro della decisione del pm Turco e del gip Mancuso?
O erano stati convinti che quell’archiviazione non fosse un fatto di rilevanza pubblica?
Se sì, da chi?
Bevilacqua è morto il 23 dicembre 2022 all’età di 87 anni, sette mesi dopo la divulgazione della notizia sull’indagine archiviata, quattro anni e mezzo dopo essere stato da me denunciato. È morto da asserita vittima, mentre ai parenti delle reali vittime è stato negato irreversibilmente il diritto di avere un po’ di giustizia dallo Stato italiano.
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Inchiesta giornalistica
Riassunto
Biografia di Bevilacqua

Berlusconi
Chiediamoci cosa sarebbe successo se fosse stato l’ex presidente del Consiglio Sivio Berlusconi, e non Bevilacqua, ad abitare a 400 metri da una scena del crimine del Mostro e a dire di aver visto, il giorno prima del delitto, le ultime vittime accampate sul luogo dove sarebbero state ammazzate.
E se un giornalista indipendente e incensurato avesse denunciato Berlusconi per un’ammissione di colpa per quell’omicidio.
Davvero possiamo credere che la Procura di Firenze avrebbe chiesto l’archiviazione senza nemmeno contattare il Dipartimento di Giustizia statunitense o effettuare una perquisizione, come invece è accaduto con Bevilacqua?
È da circa un ventennio che nel palazzo di giustizia di Firenze si sostiene che lo storico patron del Milan sia il mandante delle stragi di mafia ordinate dal sanguinoso boss Totò Riina negli anni ’90, nonostante i pareri negativi su questo teorema di giudici e corti di tutti i gradi.
L’aggiunto Turco è uno di quei pm che ha dato il suo contributo alle indagini volte a provare che Berlusconi sia stato una sorta di puparo del capo dei capi.
Senza scomodare valutazioni sulla verosimiglianza di questa teoria, sulla base di quali confessioni registrate del fu premier sono stati disposti interrogatori, perquisizioni, intercettazioni, sequestri per anni? Sulla base di quali “fatti certi” che non siano stati messi al vaglio e liquidati da vari tribunali d’Italia?

Motivazioni
Il pm Turco è corresponsabile dell’indagine carente su Bevilacqua, insieme al comandante del ROS di Firenze dell’epoca colonnello Giuseppe Colizzi.
È corresponsabile, insieme al gip Mancuso, dell’archiviazione illegittima del procedimento per omicidio che ha danneggiato i parenti delle vittime.
Ed è l’unico responsabile delle proprie motivazioni con cui chiede l’archiviazione incorrendo in una grave omissione e riportando due informazioni false.
Nelle sue motivazioni, il pm omette di citare l’ammissione di colpa di Bevilacqua segnalata nelle mie dichiarazioni, fatto centrale del procedimento.
Inoltre, contrariamente al vero, sostiene che nella mia inchiesta giornalistica:
"...non c'è alcun elemento fattuale suscettibile ad assurgere alla dignità di indizio."
In parole chiare, non ci sarebbero indizi. Ma questa è una falsità, stando alla dottrina giuridica che il pm ovviamente conosce.



Le sentenze della Cassazione (qui una) dicono, in breve, che un indizio è un fatto che con una certa probabilità indica la responsabilità di qualcuno per un altro fatto (un reato). Più aumentano gli indizi su un sospettato più aumenta la probabilità che abbia commesso quel reato.
Abitare a 400 metri da una scena del crimine in una zona isolata di campagna all’epoca del delitto e l’aver visto un giorno prima dellitto le vittime accampate dove sarebbero state uccise, come è successo a Bevilacqua, sono fatti che indicano la possibilità che egli abbia commesso quel duplice omicidio. Dunque si chiamano “indizi”.
La mia inchiesta ha evidenziato gli indizi già esistenti sul possibile coinvolgimento nei crimini del Mostro dell’ex direttore del cimitero americano di Firenze, portandone allo scoperto altri sin dal 2018, per esempio l’omissione, durante la sua deposizione, dei suoi trascorsi militari ventennali e la menzogna sulla sua conoscenza dell’imputato principale degli omicidi del Mostro, Pacciani, che diceva di non sapere chi fosse.
Basterebbero questi fatti (indizi) a far ritenere verosimile che Bevilacqua possa essere coinvolto nei delitti del Mostro e a rendere necessarie verifiche approfondite che, invece, non sono state disposte.
Il pm e il comandante Colizzi non possono nemmeno giustificarsi con i traballanti pareri definitivi dei giudici sulla colpevolezza dei “compagni di merende” Pacciani, Giancarlo Lotti e Mario Vanni degli anni ’90-2000, visto che è la stessa teoria della Procura a evocare l’esistenza di altri correi, e che nelle indagini del GIDES guidato da Michele Giuttari emerge, nel 2003, la controversa figura dell’americano “Ulisse”.

Dati obiettivi emersi nell’indagine del ROS
Nelle motivazioni con cui chiede di archiviare il caso Bevilacqua nel 2021, il pm Turco nega la realtà non solo per quanto riguarda la presenza di indizi nella mia inchiesta giornalistica, ma anche l’indagine che ha coordinato, quando afferma che gli accertamenti…
"...non hanno consentito di acquisire alcun dato obbiettivo."
Neanche questo è vero, infatti.
Nonostante gli accertamenti siano stati pochi (cinque), insufficienti (stando anche agli esperti del RaCIS Carabinieri), e contengono un errore grave (mancato riscontro della telefonata dell’ammissione) hanno fatto emergere alcuni dati obiettivi certi.
Ne elenco qualcuno.
- La falsa testimonianza di Bevilacqua sulla conoscenza di Pacciani che riscontrava la mia attendibilità già il giorno dopo l’avvio effettivo dell’indagine.
- L’esistenza dei colloqui fra me e Bevilacqua (7 in 6 giorni) riscontrati dall’analisi dei tabulati ROS.
- L’esistenza dei contatti telefonici fra Bevilacqua e l’avvocato penalista di mia conoscenza immediatamente successivi a quella che ho definito la telefonata dell’ammissione (non riscontrata per un errore di chi ha analizzato i tabulati);
- La presenza di particolari “di interesse psico-criminologico” nella biografia di Bevilacqua secondo gli psicologi forensi del RaCIS, che non sono stati ascoltati dal comandante del ROS di Firenze di allora, col. Colizzi.
Ecco perché l’archiviazione del caso Bevilacqua nel 2021 non è dovuta all’assenza di una registrazione, di indizi, o alla scarsa qualità della mia inchiesta giornalistica, ma a un atto contrario ai fatti e alla legge del procuratore aggiunto Turco, il quale ne ha condiviso in parte la responsabilità con il colonnello Colizzi (fatti) e il giudice Mancuso (legge).

RIEPILOGO
Il ROS di Firenze ha avviato l’indagine su Bevilacqua su delega del procuratore aggiunto Luca Turco il 30 maggio 2018, all’indomani della pubblicazione sul Giornale del mio primo articolo sulla sua ammissione di colpa.
La Procura era stata preavvisata dell’imminente pubblicazione dell’articolo in un incontro informale quasi un mese e mezzo prima, il 16 aprile 2018.
Gli accertamenti effettuati sono stati cinque. Sentire me, Bevilacqua, l’avvocato che aveva contattato, il RaCIS, effettuare un’analisi dei tabulati.
Tre anni dopo, il caso è stato archiviato senza avvertire i parenti delle vittime, violando la legge. E questo non è che il corollario delle gravi “criticità” che ho segnalato al nuovo procuratore capo di Firenze Filippo Spiezia in una memoria del marzo 2024.

Ammissione
Joseph alias Giuseppe Bevilacqua (biografia) è un testimone italo-americano del processo Pacciani, funzionario dell’ABMC in Italia dal ’74 al 2010 con 20 anni di carriera nell’esercito alle spalle.
Nella primavera-estate del 2017, l’allora 81enne Bevilacqua e io abbiamo una serie di colloqui a casa sua, a Sesto Fiorentino, e a Falciani, vicino al Cimitero Americano di Firenze dove ha vissuto e lavorato negli anni ’70-’80.
I colloqui risulteranno sette in un’analisi dei tabulati dei Carabinieri del ROS di Firenze.
Sono incentrati sulla sua vita e sui crimini di Zodiac e del Mostro.
A Zodiac vengono attribuite 5 vittime nell’area di San Francisco e a nord della Bay Area fra il ’68 e il ’69. Ha aggredito coppie sulle Lovers’ Lane e un taxista in città. È famoso soprattutto per le lettere e i messaggi cifrati che ha inviato alla stampa fino al ’74, quando è scomparso.
Le vittime del Mostro sono coppie appartate uccise in zone di campagna nei dintorni di Firenze fra il ’74 e l’ ’85. I delitti sono collegati dalla pistola (sempre la stessa) a un precedente del ’68, con una sentenza passata in giudicato mai revisionata che, ad oggi, lo attribuisce a un’altra persona.
Un mistero decennale su cui incombe l’ombra di un depistaggio del Mostro.

Il 12 settembre 2017 chiamo Bevilacqua al telefono e, da me sollecitato, ammette la sua responsabilità per i crimini dei due serial killer.
Non registro di nascosto la telefonata, anche se la legge italiana lo permette. Il motivo è etico-professionale.
Ho preso l’impegno a non divulgare informazioni ricevute da Bevilacqua senza il suo consenso.

Questa scelta non mi impedisce di denunciare l’ammissione il 1 marzo 2018 e, successivamente, di portare alla Procura di Firenze prove sul reale passato di Bevilacqua utili alle indagini.
La mia attendibilità emerge già all’indomani dell’avvio effettivo dell’indagine (ne parlo dopo) ma viene ignorata dai Carabinieri e dalla Procura di Firenze.

Una “pista già morta”
Il 16 aprile 2018, la Procura viene da me preavvisata che, nel rispetto della deontologia professionale, segnalerò la notizia della denuncia sul Giornale. L’occasione è il colloquio informale a cui ho accennato.
I miei interlocutori sono il luogotenente dei Carabinieri Liberato Ilardi e il commissario Andrea Giannini, assistenti del pm Turco.
Agli atti non risultano accertamenti sulla mia denuncia fino alla delega al ROS firmata dal pm Turco del 29 maggio 2018, ossia il giorno della pubblicazione della notizia dell’ammissione.
In quella data, i due funzionari della Procura che ho incontrato ad aprile redigerebbero una nota sul nostro colloquio di circa un mese e mezzo prima.
Uso il condizionale perché i due ufficiali della pg mi attribuiscono per sbaglio un’informazione falsa che Bevilacqua dà ai Carabinieri il giorno successivo. Informazione ribadita successivamente nella sua querela (immagini in basso).



Il 1 giugno 2018, l’avvocato di Bevilacqua, Elena Benucci, dirama un comunicato in cui il suo assitito smentisce l’ammissione e di essere un serial killer. Il testo viene pubblicato da vari giornali, compresi la Repubblica e La Nazione, principale quotidiano di Firenze.
Il comunicato recita:
“Smentisco di aver confessato a chicchessia di essere l'autore dei delitti del Mostro di Firenze e del killer Zodiac. Per il semplice fatto che non li ho commessi. [...]”
"La bufala Zodiac in Tribunale"

Brogioni mi darà conferma della fonte di questo parere (la Procura).
L’articolo sembra ricalcare i contenuti della nota firmata dagli assistenti del pm Turco.
Dando per scontato che Bevilacqua stia seguendo l’evolversi della notizia, questa violazione del segreto d’ufficio comporta un vantaggio per l’americano, che può facilmente dedurre che non ci sia una registrazione dell’ammissione.
Al di là della violazione della legge, la mossa degli inquirenti è poco saggia, visto che l’indagine è appena stata avviata, e non è nemmeno giustificata, stante una conclamata falsa testimonianza di Bevilacqua riscontrata tre giorni prima che riscontra la mia attendibilità.

La bugia su Pacciani e la conferma della mia attendibilità
Già il giorno successivo all’avvio dell’indagine su Bevilacqua, il 30 maggio 2018, gli inquirenti hanno un riscontro della mia attendibilità. Ma rimarrà ignorato.
Nell’incontro del 16 aprile 2018, consegno agli ufficiali Ilardi e Giannini un breve resoconto dei colloqui avuti con Bevilacqua nel 2017 sfociati nell’ammissione telefonica del 12 settembre. Una sintesi di cinque pagine che ho già dato ai Carabinieri di Monza il 22 febbraio (una prima versione con la data della “telefonata dell’ammissione” corretta).
Cito questo documento nel mio articolo sull’ammissione sul Giornale.
Si legge:
"Bevilacqua mi disse che conosceva bene Pietro Pacciani, e che lo aveva incontrato più volte nel bosco dietro il cimitero dei Falciani."

Bevilacqua conosceva il “Vampa”, principale sospetto Mostro della Procura di Firenze, già almeno dagli anni ’80, quando era direttore del Cimitero Americano di Firenze.
È un’informazione ignota alla Procura, che viene divulgata con il mio primo articolo sul Giornale del 29 maggio 2018.
Nell’udienza del processo Pacciani del 6 giugno 1994, l’italo-americano dichiara di non conoscere l’imputato, ribadendolo più volte.
"Io non sapevo chi era."

Nelle sue dichiarazioni del 30 maggio 2018 ai Carabinieri, Bevilacqua contraddice la sua precedente testimonianza confermando quanto il sottoscritto ha anticipato alla Procura.
Sostiene, infatti, di essersi imbattuto più volte nel “Vampa” nella zona del Cimitero Americano di Firenze dove ha abitato e lavorato negli anni ’70 e ’80.

Nel 2018, Bevilacqua è anziano ma lucido. Lo sarà sempre fino alla morte, ricorda la moglie Meri Torelli nell’udienza del 12 ottobre 2023 del mio processo per diffamazione, confermando la versione più recente del marito sulla sua conoscenza di Pacciani.
La contraddizione di Bevilacqua su Pacciani che riscontra la mia attendibilità viene completamente ignorata nelle note d’indagine dell’allora comandante del ROS di Firenze, il colonnello Giuseppe Colizzi.

Le bugie dell’americano si estendono anche alle insinuazioni nella sua querela, dove oltre a mentire su come l’ho contattato, induce a credere, senza dirlo apertamente, che abbia falsificato gli appunti sui nostri colloqui (si può approfondire qui).
Per farlo, sostiene che per prendere nota durante i colloqui avessi utilizzato non un quaderno ma foglietti di carta.
Probabilmente si aspetta che abbia consegnato una copia degli appunti agli inquirenti, come in effetti è stato.
Ma perché mentire?

Penso che l’ex investigatore del CID abbia paura delle informazioni sui suoi spostamenti “non ufficiali”, vista la presenza di numerosi riferimenti a colleghi e operazioni sotto copertura, in gran parte riscontrati dalle future ricerche per la mia inchiesta. Spostamenti che lo hanno portato in California negli anni di Zodiac e che omette nelle sue dichiarazioni ai Carabinieri.
Le operazioni investigative sotto copertura di Bevilacqua non vengono citate nei suoi trascorsi “ufficiali” da me reperiti e resi pubblici (il file è questo), ma troveranno una prima conferma in un’email del 2019 del suo comandante in Vietnam il tenente colonello Mark L. Reese rimasta ignorata.

La telefonata dell’ammissione sfuggita
È apparentemente inspiegabile come, nel 2018, l’analista dei tabulati dei Carabinieri non si renda conto dei contatti fra le utenze della mia abitazione e quella di Bevilacqua del 12 settembre 2017.
È evidente che si tratti della “telefonata dell’ammissione”, da me retrodatata al giorno prima per una svista. Semplicemente, è stata effettuata dall’utenza di casa e non dal mio cellulare.

Quei contatti risultano immediatamente precedenti alle chiamate fra Bevilacqua e un avvocato penalista di mia conoscenza, Francesco Moramarco, che gli ho suggerito per aiutarlo a costituirsi. Dettagli qui.
I Carabinieri notano solo le telefonate intercorse fra Bevilacqua e l’avvocato. Non le precedenti.
Forse è un problema del software di analisi automatica dei tabulati?
Occorre controllare i file all’interno della cartella con i tabulati per individuare quella che, nelle sue note investigative, il col. Colizzi definisce “fantomatica confessione”.

Valutazioni personali del comandante Colizzi
Il col. Colizzi ha il merito di chiedere un consulto sulla possibile connessione Zodiac-Mostro ai colleghi psicologi del RaCIS, salvo poi non citare le reali conclusioni degli esperti su Bevilacqua nella loro “nota tecnica-investigativa”.
Seguono le valutazioni personali del comandante del ROS sul rapporto del RaCIS.

Premesso che non ho mai detto di avere annotato l’ammissione negli appunti, non sono emersi elementi investigativi a supporto delle mie dichiarazioni perché mancano informazioni essenziali, si legge nelle conclusioni della relazione degli esperti del RaCIS.
Per esprimersi su un eventuale legame con Zodiac, il Mostro o entrambi i serial killer:
"...serve una ricostruzione dettagliata della psico-biografia del Bevilacqua."
Tradotto: serve una verifica approfondita su Bevilacqua per capire se può essere uno o entrambi i serial killer.
Proprio per questo motivo, gli esperti non si sbilanciano troppo sulla connessione (a differenza del colonnello), limitandosi a mettere a confronto differenze e somiglianze fra i modus operandi di Zodiac e del Mostro in uno dei capitoli interni.

Anche se non si esprimono sulla connessione, gli esperti consigliano al comandante del ROS (che non lo cita nella sua nota) di sentirmi di nuovo alla loro presenza, andando in una direzione opposta alla sua valutazione quando osservano:
"Risulta di sicuro interesse la biografia di Bevilacqua che, per gli elementi a tutt'oggi a disposizione di questo reparto, appare costellata di lunghe e diversificate esperienze insite di particolari di interesse criminologico."

Dimenticanze o omissioni?
Quale sia la posizione del colonnello sulle mie dichiarazioni è deducibile da una delle sue prime note investigative, quella del 1 giugno 2018, dove mai mette in discussione la veridicità delle dichiarazioni di Bevilacqua, nonostante l’acclarata menzogna sulla sua conoscenza del Vampa.

Quando il colonnello riporta la mia “scarsa professionalità”, o parla delle “pseudo ammissioni da parte dell’anziano custode” (attenzione agli aggettivi), sa già delle sua falsità su Pacciani.
Perché non c’è una singola riga metta in evidenza questo fatto grave?
Vogliamo credere che chi indaga non conosca la deposizione dell’americano del ’94?
Se può essere un errore il fatto che chi analizza i tabulati non citi le telefonate intercorse fra me e Bevilacqua del 12 settembre 2017, come fa a esserlo la dimenticanza del col. Colizzi relativa alla grave contraddizione di Bevilacqua sul principale imputato del caso Mostro?
Anche nel commentare l’ultimo accertamento, succede qualcosa di simile.
Nei miei articoli e nelle dichiarazioni ai Carabinieri affermo di aver suggerito a Bevilacqua di consultare un penalista che lavorava per uno studio di cui si avvaleva Tempi per aiutarlo a costituirsi, il già citato avvocato Moramarco.
Dopo averlo sentito l’americano ha cambiato idea, mostrando di avere informazioni che non gli avevo dato:
"Un amico mi ha detto di rispondere sempre 'no, no, no'. Dietro di te non c'è nessuno."
I tabulati sono compatibili con la mia versione dei fatti, non con quella di Bevilacqua, di sua moglie, o dell’avvocato Moramarco.
Bevilacqua sostiene di aver litigato con me nel settembre 2017, omettendo i contatti telefonici con l’avvocato nel 2018, e così pure la moglie Torelli nel 2023.
Perché lo avrebbero chiamato?
Dal canto suo, Moramarco, ascoltato dal ROS a Milano nel 2018, sostiene di aver ricevuto un’unica breve telefonata da un “uomo” (Bevilacqua) a cui avrebbe solamente fornito l’indirizzo del suo ufficio.


Peccato che lo “sporadico contatto telefonico” (definizione del col. Colizzi) fra Bevilacqua e Moramarco non è stato solo uno, secondo l’analisi dello stesso ROS Firenze, ma due.
Mezz’ora dopo una prima breve telefonata, Moramarco ha ricontattato Bevilacqua, non prima di aver avuto uno scambio di messaggi con il sottoscritto, come mette in luce la perizia di parte sui tabulati depositata nel mio processo per diffamazione.

Invece di mettere in evidenza la contraddizione di Moramarco attestata dai tabulati e dare una spiegazione plausibile all’omissione di Bevilacqua, il col. Colizzi insinua sospetti sul sottoscritto sulla base delle dichiarazioni non “verbalizzate” di un avvocato contraddetto dalla analisi dei tabulati dei suoi stessi Carabinieri. Un testimone la cui attendibilità, come nel caso di Bevilacqua, non viene valutata.
E con questa frase del colonnello si conclude l’indagine:
"Moramarco - fuori dalle fasi di verbalizzazione - ha comunque voluto esternare le sue perplessità circa l'attendibilità delle notizie giornalistiche indicategli dall'Amicone."

Accertamenti non effettuati
Il DNA di Bevilacqua viene prelevato dalla Procura di Siena nel 2020, grazie all’intervento del sostituto Nicola Marini, per il caso di omicidio di Alessandra Vanni.
Il ROS di Firenze non è stato in grado di farlo, a dire del comandante Colizzi, per la decisione di sentire Bevilacqua a casa sua in presenza dei familiari, invece che in una stazione dei Carabinieri, come di consueto.

Non vengono disposte verifiche sui trascorsi di Bevilacqua, così come non vengono valutati i documenti agli atti che deposito nel 2019 e nel 2020, comprensivi dei suoi trascorsi ufficiali (disponibili qui) e della testimonianza di un suo comandante in Vietnam che conferma l’esistenza di una sua attività investigativa sotto copertura.
Prove che mettono in luce falsità e omissioni di Bevilacqua, oltre a riscontrare in parte le informazioni confidenziali che mi ha dato.

Fonte: Stella Bevilacqua
Il Dipartimento di Giustizia americano non verrà allertato o consultato (al 2023), nemmeno per una richiesta di informazioni, sebbene, tanto per fare un solo esempio, il genero di Bevilacqua, suo vicino di casa, sia originario di San Francisco, l’area colpita da Zodiac a cavallo degli anni ’60 e ’70.
Secondo le carte agli atti, quando il caso Bevilacqua verrà chiuso, la Procura e i Carabinieri nemmeno sanno se l’americano abbi precedenti penali negli Stati Uniti.

Il pm Turco mi confermerà che la Procura non è in grado di rintracciare il verbale con le dichiarazioni sul caso Mostro rese da Bevilacqua ai Carabinieri nel ’92 che dovrebbero essere agli atti del processo Pacciani. Il verbale è utile a confermare le sue contraddizioni e potrebbe rivelare altri indizi.

Archiviazione in sordina
Per chiudere in “bruttezza”, nel 2021, il procedimento per omicidio su Bevilacqua viene archiviato dal gip Gianluca Mancuso senza che le parti offese siano state avvertite dal pm Turco, in violazione della legge.
Contrariamente a quanto prescrive l’articolo 408 cpp 3-bis del codice di procedura penale, i parenti delle vittime del Mostro non hanno ricevuto notifiche. Così non hanno potuto visionare il fascicolo, rilevare errori e lacune (molti) e opporsi all’archiviazione chiedendo un approfondimento.
Nel motivare la sua richiesta di archiviazione, il pm Turco omette di citare il contenuto delle mie dichiarazioni ai Carabinieri sull’ammissione di Bevilacqua, inoltre afferma contrariamente al vero che non ci sia alcun indizio nella mia inchiesta giornalistica e che non siano emersi dati obiettivi dall’indagine del ROS del 2018.
La notizia dell’archiviazione viene resa pubblica un anno dopo dal cronista della Nazione, Brogioni, su mia segnalazione, poco dopo averlo scoperto consultando il fascicolo del processo per diffamazione a mio carico.
Il 23 dicembre 2022, l’italo-americano muore all’età di 87 anni. Circa un mese prima sono stato rinviato a giudizio per la sua asserita diffamazione, senza che nessun ulteriore accertamento sia stato disposto da quei magistrati che hanno archiviato l’indagine a suo carico “in sordina”.
Il pm Turco ha respinto la richiesta avanzata dalle mie legali, avv. Simona Buccheri e Patrizia Gottini, per difendermi nel processo per la sua asserita diffamazione e il gip Mancuso ha ritenuto superflua una verifica aggiuntiva, sicché sarò io a chiedere al pm senese Marini il profilo genetico di Bevilacqua e a trasmetterlo alle autorità statunitensi nel novembre 2023.

Perché questo atteggiamento?
A Lecco, dove ho presentato denuncia e sono stato immediatamente sentito come persona informata sui fatti, mi hanno preso sul serio. La Procura di Siena ha effettuato un controllo sul possibile coinvolgimento di Bevilacqua nel caso Vanni.
Nel loro rapporto criminologico, gli specialisti del RaCIS di Roma consultati dal ROS hanno evidenziato l’interesse per la biografia di Bevilacqua, chiedendo un approfondimento investigativo. Consiglio non ascoltato.
Per quale motivo a Firenze hanno agito diversamente?
C’erano forse testimoni più credibili a tenere occupati i magistrati del capoluogo toscano?
Si direbbe di sì, visto l’impegno più che ventennale nel disporre perquisizioni, intercettazioni, interrogatori e sequestri per verificare la tesi che Silvio Berlusconi sia stato il “puparo” del sanguinoso boss Totò Riina, sulla base di labili appigli, quali cicliche dichiarazioni senza riscontro di persone indagate o condannate per mafia.
Domanda: vista la credibilità di cui godono affiliati ed ex affiliati delle cosche mafiose presso la Procura di Firenze, avrebbero forse potuto prestare ascolto a una giornalista freelance incensurato che racconta di un’ammissione di colpa ricevuta da un ambiguo testimone americano con un lungo curriculum militare taciuto al processo Pacciani, un reduce dal Vietnam che abitava a 400 metri in linea d’aria dall’ultima scena del crimine del Mostro, che ha mentito a una Corte asserendo falsamente di non conoscere l’imputato principale degli omicidi?
Magari sì?

Riepilogo delle gravi criticità dell’indagine
- Il 30 maggio 2018, i Carabinieri del ROS guidati dal comandante colonnello Giuseppe Colizzi sentono Bevilacqua a casa sua alla presenza di tre parenti invece che in un luogo consono, come una stazione dei Carabinieri.
- Quel giorno emerge subito una falsa testimonianza dell’americano sulla conoscenza di Pietro Pacciani che riscontra la mia attendibilità, ma i responsabili dell’indagine, pm Turco e col. Giuseppe Colizzi, la ignorano e omettono di riportarla agli atti.
- L’ufficio del Pm Turco viola il segreto d’ufficio quando, appreso della falsa testimonianza di Bevilacqua e prima siano svolti altri accertamenti, comunica alla Nazione che non ci sono riscontri sulla mia denuncia, come si appura in un articolo a firma di Stefano Brogioni del 2 giugno 2018.
- Non viene disposta una perquisizione nonostante le mie dichiarazioni del 19 giugno 2018 al ROS sull’apparente possesso della pistola del Mostro da parte di Bevilacqua e la gravità della sua falsa testimonianza.
- Nella loro analisi dei tabulati, ai Carabinieri sfugge la “telefonata dell’ammissione”, facilmente riscontrabile nei dati grezzi a loro disposizione.
- Il col. Colizzi non segue le indicazioni del RaCIS e non cita le reali conclusioni degli esperti su Bevilacqua nel loro rapporto.
- Al 2023, la Procura non è in grado di rintracciare il verbale di sommarie informazioni testimoniali di Bevilacqua del ’92 che dovrebbe essere agli atti del processo Pacciani. Un atto che conferma le sue contraddizioni e potrebbe celare altri indizi.
- Fino al 2024, né il ROS né la Procura contatteranno il Dipartimento di Giustizia statunitense per effettuare controlli sull’americano e confronti con i reperti del caso Zodiac.
- Il DNA di Bevilacqua non viene prelevato. Ad acquisirlo nel 2020 è la Procura di Siena, su iniziativa del sostituto Nicola Marini, che mette in condivisione il profilo genetico con quella di Firenze.
- Gli inquirenti fiorentini non trasmettono il profilo genetico di Bevilacqua alle forze dell’ordine statunitensi. Sarò io a trasmetterlo per indagini difensive con un’autorizzazione del pm Marini, nel 2023. Nove mesi prima della morte di Bevilacqua, il pm Turco negherà questo accertamento richiesto dalle mie legali, avv. Simona Buccheri e Patrizia Gottini.
- Il 6 aprile 2021, il pm Turco e il gip Gianluca Mancuso archiviano il procedimento per omicidio su Bevilacqua scaturito dalla mia denuncia con motivazioni infondate e senza avere informato le parti offese, in palese violazione del codice di procedura penale, fatto che impedisce ai parenti delle vittime di visionare il fascicolo ed eventualmente opporsi.

Conclusione
Le verifiche e i controlli non effettuati da Procura e ROS di Firenze sarebbero stati rapidi ed economici per accertare i contenuti dell’ammissione denunciata.
Non presentavano complesse difficoltà, ad esclusione della ricostruzione storica dell’intricata vicenda e delle ricerche correlate (in due lingue, e in due paesi diversi) che però ho svolto io in questi anni (i risultati sono stati selezionati e pubblicati qui).
Bevilacqua è morto senza che la Procura avesse mai disposto accertamenti essenziali per determinare l’esistenza di prove che potessero collegarlo ai delitti.
Unica eccezione è il confronto del DNA, effettuato perché la Procura di Siena lo ha prelevato alla fine del 2020, da cui è stato ottenuto il profilo genetico di Bevilacqua che però ho dovuto trasmettere personalmente alle autorità americane per il rifiuto del pm Turco, quando Bevilacqua era ancora in vita.
Staremo a vedere cosa riserva il prossimo futuro.
Per me, un fatto è certo. Se a Firenze i responsabili dell’indagine su Bevilacqua avessero fatto il proprio dovere con diligenza sin dal 2018 , l’esito di questo caso criminale durato più di mezzo secolo sarebbe stato completamente diverso.


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