Ultimo aggiornamento: 27 agosto 2024
Dal 2018 a oggi, quasi ogni giorno appassionati ed esperti del caso Mostro di Firenze hanno esternato le loro opinioni su Joe Bevilacqua e il sottoscritto su forum e social.
In questo post, non entro nel merito della vicenda complessa e intricata né degli sviluppi più recenti. Mi limito a riportare una selezione di affermazioni dei detrattori della mia inchiesta giornalistica e della “pista” che ne è scaturita, dando qualche risposta.
Introduco questo articolo con un esempio utile a capire il clima velenoso e un po’ ipocrita della comunità mostrologica.
Se vi infastidisce, meglio che non proseguiate la lettura.

Flanz alias Francesco Cappelletti è un cosiddetto “mostrologo” che si presenta come imparziale.
Ho scoperto che è un mio accanito detrattore solo qualche mese fa.
Nel prossimo commento, la “Procura” che alcune ora prima Flanz ha accusato velatamente di lassismo diventa inspiegabilmente autorevole quando si tratta di attaccarmi.

Flanz sa che il titolare del caso Mostro dell’epoca, il pm Luca Turco, ha ottenuto l’archiviazione di Bevilacqua nel 2021 eludendo il contraddittorio in barba al diritto dei parenti delle vittime. Nessuno così ha rilevato i numerosi errori e le lacune della sua indagine.
Fra l’altro, nel motivare la sua richiesta di archiviazione, il pm Turco omette di citare il contenuto delle mie dichiarazioni ai Carabinieri sull’ammissione di Bevilacqua, inoltre afferma contrariamente al vero che non ci sia alcun indizio nella mia inchiesta giornalistica e che non siano emersi dati obiettivi dall’indagine del ROS del 2018.
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Atti dell’indagine

Per chi non lo sapesse, è dovere professionale del giornalista divulgare ogni notizia di interesse pubblico.
Nel 2018, la Procura di Firenze è stata preavvisata con più di un mese di anticipo che la notizia dell’ammissione di Bevilacqua sarebbe stata pubblicata (circa 3 mesi dopo la denuncia).


L’avvio effettivo dell’indagine della Procura su Bevilacqua risale allo stesso giorno in cui è uscito l’articolo, il 29 maggio 2018, la delega investigativa al ROS di Firenze firmata dal titolare dell’inchiesta sul Mostro dell’epoca, il procuratore aggiunto fiorentino Luca Turco.
Si può scorrere la premessa sull’ammissione cliccando qui.

Premessa: colloqui e ammissione
Il 1 marzo 2018 denuncio il testimone italo-americano del processo Pacciani sui delitti del Mostro per un’ammissione di colpa relativa ai crimini del Mostro e Zodiac.
L’ammissione, al telefono, è scaturita dopo alcuni colloqui nella primavera-estate del 2017 incentrati sulla sua vita e sui casi Mostro e Zodiac. I Carabinieri del ROS di Firenze ne hanno riscontrati sette in sei giorni fra il 26 maggio e il 10 agosto 2017.
Non ho registrato di nascosto la “telefonata dell’ammissione”, anche se la legge italiana lo permette. Il motivo è stato etico-professionale.
Avevo preso l’impegno a non divulgare informazioni da lui ricevute senza il suo consenso.

Fonte: Stella Bevilacqua
Questa scelta non mi ha impedito di denunciare l’ammissione e di portare prove sul reale passato di Bevilacqua utili alle indagini.
La mia attendibilità è emersa già all’indomani dell’avvio effettivo dell’indagine (si vedrà), ma è stata ignorata dai Carabinieri e dalla Procura di Firenze.

Dopo l’ammissione, ho suggerito all’anziano italo-americano un avvocato penalista di mia conoscenza, Francesco Moramarco, per aiutarlo a costituirsi.
Un’interferenza anomala mi ha fatto credere che fossimo intercettati.
L’ammissione è stata ascoltata anche dalla moglie di Bevilacqua, Meri Torelli, che ha annotato il numero dell’avvocato senza chiedere chiarimenti.
Maggiori dettagli su questo colloquio telefonico sono disponibili qui.

Anche se in precedenza ho retrodato di un giorno la telefonata per una svista, i tabulati confermano la mia versione degli eventi.
La mattina dopo l’ammissione ero già a Firenze per accompagnare Bevilacqua dai Carabinieri, ma aveva cambiato idea. Abbiamo litigato e non ci siamo più sentiti.
Dopo le prime segnalazioni infruttuose nel 2017, ho deciso di presentare una denuncia formale. Ho raccontato l’accaduto alle forze dell’ordine come persona informata sui fatti (qui i verbali), divulgando la notizia dell’ammissione nel maggio 2018.
A scanso di equivoci, i riscontri c’erano, anche se sia Bevilacqua sia la moglie hanno negato l’ammissione, e l’avvocato ha detto di essersi limitato a dargli solo l’indirizzo dell’ufficio e a non averlo richiamato (ma i tabulati lo smentiscono).
Ne parlo qui.


Le due versioni di Bevilacqua su Pacciani
Nel ’94, Bevilacqua ha testimoniato al processo sugli omicidi del Mostro a carico di Pietro Pacciani, imputato principale per gli omicidi deceduto prima dell’ultimo appello nel ’98.
Nella sua deposizione, Bevilacqua ha affermato di non sapere chi fosse l’imputato e di averlo identificato in uno “sconosciuto” avvistato nei dintorni della scena dell’ultimo crimine nell’ ’85 in Via Scopeti, a San Casciano in Val di Pesa.

Come ho anticipato alla Procura in un resoconto agli atti, la realtà è diversa.
Bevilacqua mi ha confidato di conoscere Pacciani già al tempo dei delitti del Mostro, e che si era imbattuto in lui più volte nella zona di Via Scopeti, dove si trova anche il Cimitero Americano di Firenze, negli anni in cui ne era stato direttore.

Il 30 maggio 2018, lo conferma anche lui ai due ufficiali del ROS dei Carabinieri che si sono recati a casa sua per sentirlo a sommarie informazioni nell’ambito del procedimento penale originato dalla mia denuncia.

Bevilacqua non si discosta dalla restante parte della sua testimonianza circa gli altri avvenimenti sull’ultimo duplice omicidio del Mostro. Afferma di avere notato le ultime vittime del serial killer fiorentino il giorno prima del delitto accampate lungo Via Scopeti. La ragazza indossava un costume da bagno nero. Ribadisce di avere dovuto legare i cani la notte dell’omicidio perché abbaiavano.

Lucido
Nel 2018, Bevilacqua è anziano ma lucido (altro che, aggiungo). Lo sarà sempre fino alla morte, ricorderà la moglie Meri Torelli nell’udienza del mio processo per diffamazione del 12 ottobre 2023 (qui la trascrizione), confermando la versione più recente del marito sulla sua conoscenza di Pacciani.

Si pone quindi un problema di attendibilità, sulla quale lascio “parlare” uno dei detrattori della mia inchiesta giornalistica, il ricercatore Alessandro Flamini, nel video in basso.
Si presti attenzione a cosa dice lo studioso Carlo Palego (in basso a destra).
Mostrologia vs pista Bevilacqua
Come Flamini, fanno parte della comunità di “appassionati” del caso Mostro youtuber, blogger, avvocati, professionisti del giornalismo e del settore investigativo, e semplici curiosi che da anni dibattono del caso.
La maggior parte di loro si trova a discutere sul gruppo Facebook “Il Mostro di Firenze” di Flanz-Cappelletti, dove non sono presente (ho rinunciato a Facebook anni fa e si sta bene). Alcuni scrivono sul forum imostridifirenze.



Molti esperti del caso Mostro, che ho citato quando una loro ricerca era interessante o utile, sono arrivati a negare i fatti più ovvi con l’obiettivo apparente di difendere qualche nobile principio o Bevilacqua. Il più delle volte, in realtà, l’intento era screditare la mia inchiesta giornalistica.

Vittima?
Bevilacqua si è sentito “vittima” della pubblicità che lo accostava al Mostro e a Zodiac generata dalla mia inchiesta giornalistica?
Non direi. Anzi. E non parlo solo della mia esperienza.
Passato l’iniziale spavento, sembra che l’ex direttore del Cimitero Americano di Firenze abbia sfoggiato la fama ottenuta chiacchierando con personale di Camp Darby, base americana nelle vicinanze di Pisa dove si è recato spesso fino in tarda età. È ciò che delinea una testimonianza anonima (credibile per alcuni dettagli omessi) pervenutami in uno scambio di messaggi su Reddit.
"...abbiamo trovato inquietante che [Bevilacqua] abbia continuato a parlarne [della vicenda Zodiac-Mostro] visto che era attenzionato.."

Esiste un’altra segnalazione, molto più grave, ma non sono libero di parlarne.
Ne faccio un accenno perché è giusto che si sappia, vista la gravità dei fatti.
Si tratta di una fonte attendibile che ha raccontato la sua esperienza con Bevilacqua risalente al giugno 2021.
La fonte ha dichiarato a un membro autorevole della comunità di studiosi del caso Mostro che Bevilacqua ha parlato tranquillamente, a lei e non solo, della vicenda che lo vedeva coinvolto come indagato, e che si è spinto anche oltre.
La segnalazione è conosciuta da un gruppo ristretto di persone, membri del gruppo Facebook “Il mostro di Firenze”. Putroppo la fonte non può testimoniare perché obbligata dal segreto professionale.

Detrattori
Inizio da un commento di Psycothic, storico amministratore del forum I mostri di Firenze, che alla fine di marzo 2024 ha decretato la “censura” della discussone “Zodiac-Mostro”, sollecitato da alcuni utenti. Fra i più attivi promotori di ban anti-Zodiac dal 2018 a oggi troviamo tarefomen e total_disgrace.
Va dato atto che “Psyco” abbia ospitato e lasciato discutere per anni sul suo forum quelli che qui definisce “zodiakkari”.

Difetto di un certo tipo di appassionati, è mal sopportare il contraddittorio, anche quando si tratta di un singolo tema su un forum con una marea di discussioni aperte.
In ogni caso, la comunità di appassionati si riunisce soprattutto sul gruppo Facebook “Il mostro di Firenze” per discutere delle proprie tesi.
Anche qui, ogni informazione aggiuntiva sulla connessione Zodiac-Mostro è mal sopportata.


L’amministratore del gruppo, Flanz-Cappelletti nella realtà quotidiana non virtuale è addetto di un reparto commerciale di una casa editrice. Anni fa si è interessato alla vicenda e ha deciso di fare un sito, Insufficienza di Prove, dove ha trascritto gran parte delle testimonianze dei processi del caso Mostro, disponibili in audio su Radio Radicale. Ha anche collaborato alla redazione di due libri. Io stesso l’ho intervistato nel 2018.
Cappelletti è sempre stato disponibile quando gli ho chiesto informazioni e documenti negli anni scorsi, ricevuti perlopiù dall’avvocato Vieri Adriani.
Anche Cappelletti, però, come la maggior parte degli utenti del suo gruppo, ha osteggiato dal principio la mia testimonianza con modi, per così dire, poco “imparziali”.
Solo di recente ho scoperto che lo ha fatto per anni in privato, arrivando nel 2024 a tifare “sportivamente” per la mia condanna per la presunta diffamazione di Bevilacqua a poche settimane dalla sentenza, poi rinviata.

Mentre mi davo da fare con la ricerca, i depositi di documentazione in Procura, la divulgazione delle informazioni su questo blog, traducendole in inglese, vari mostrologi mi accusavano ripetutamente di calunnia, diffamazione, di aver raggirato un incapace di intendere e di volere, etc., nonostante fossero pienamente consapevoli delle falsità di Bevilacqua.
Dal 2018 ai giorni nostri, commenti quasi quotidiani del tenore di cui sopra sono stati pubblicati per anni sul gruppo Facebook gestito da Flanz del quale fanno parte alcune persone che mi hanno creduto e supportato.

Cappelletti ha espresso il suo “fastidio” per la mia testimonianza sin da subito, in un’intervista a Fabio Sanvitale su cronaca-nera.it il 5 giugno 2018, pochi giorni dopo la pubblicazione del mio articolo sulla denuncia dell’ammissione di Bevilacqua:
“Sono scettico davanti a questo genere di 'scoop'; ciclicamente esce fuori un nuovo 'Mostro di Firenze' e certa stampa non si preoccupa di verificare la notizia neppure da lontano."
In quel contesto la fonte della “notizia” erano la mia denuncia sull’ammissione di Bevilacqua agli atti da qualche mese così come le mie prime dichiarazioni ai Carabinieri.
La denuncia era stata pubblicata sul mio blog il 1 giugno 2018 e segnalata anche sul gruppo Facebook di Cappelletti.
La cronologia degli atti si può verificare a questo link dove sono consultabili i principali documenti dell’indagine su Bevilacqua della Procura di Firenze archiviata nel 2021.

L’italo-americano non era una persona qualunque, ma un testimone del processo Pacciani. La sua inattendibilità si è palesata il 30 maggio 2018, appena 24 ore dopo l’avvio effettivo delle indagini. Emergeva chiaramente nelle sue dichiarazioni ai Carabinieri del ROS che lo avevano sentito a casa sua, alla presenza di alcuni parenti.

All’epoca non c’era alcun motivo, nemmeno sbagliato, per escluderlo, come quello del successivo mancato riscontro della telefonata dell’ammissione nell’analisi dei tabulati del ROS.
La telefonata (da me retrodata di un giorno per una svista), misteriosamente sfuggita a chi indagava, era facilmente individuabile nei file in possesso dei Carabinieri (stralcio in basso).

Quando nel 2023, su mia sollecitazione, il pm Turco ha chiesto che i tabulati completi fossero versati nel fascicolo e li ho avuti a disposizione, da persona inesperta ci ho impiegato circa mezz’ora a individuare la telefonata della “fantomatica confessione”, come l’ha definita il comandante del ROS Colizzi, controllando i file pdf relativi all’utenza di casa di Bevilacqua. Poi, ho commissionato una perizia per certificarne l’esistenza.
Questo è uno dei vari errori dell’indagine fiorentina su Bevilacqua che si va a sommare ad altri. Errori che si sarebbero potuti correggere già nel 2021, prima del decesso dell’indagato, se fosse stato rispettato un obbligo di legge da parte dell’ufficio del pm Turco.

Contrariamente a quanto prescrive l’articolo 408 cpp 3-bis del codice di procedura penale, i familiari delle vittime del Mostro non hanno ricevuto dall’ufficio del pm Turco notifiche della sua richiesta di archiviazione del procedimento per omicidio a carico di Bevilacqua, datata 26 febbraio 2021, accolta senza obiezioni dal gip Gianluca Mancuso.
La mancata ricezione delle notifiche, assenti nel fascicolo, è stata confermata da due dei difensori dei familiari delle vittime.
Nel motivare la sua richiesta di archiviazione, il pm Turco ha omesso di citare il contenuto delle mie dichiarazioni ai Carabinieri sull’ammissione di Bevilacqua, inoltre ha affermato contrariamente al vero che non ci fosse alcun indizio nella mia inchiesta giornalistica e che non fossero emersi dati obiettivi dall’indagine del ROS del 2018.

Non essendo state avvertite, come prescriveva la legge, le parti offese non hanno potuto visionare gli atti, rilevare errori e lacune, eventualmente opporsi all’archiviazione e chiedere un approfondimento dell’indagine sull’italo-americano.
Una domanda sorge spontanea.
Come mai la Procura che nel 2018 ha divulgato le proprie considerazioni premature tramite il cronista della Nazione Brogioni non ha dato notizia dell’archiviazione nel 2021?

La Nazione ha dato la notizia dell’archiviazione del caso Bevilacqua il 23 febbraio 2022, su segnalazione del sottoscritto che ne aveva da poco scoperta l’esistenza nel suo fascicolo per diffamazione. La notizia non era mai uscita prima.

Mostrologi che citano il pm Turco
A volte, alcuni mostrologi per criticarmi si appoggiano proprio alla Procura di Firenze, da loro biasimata a fasi alterne, pur sapendo da mesi (qualcuno da anni) che ha archiviato l’indagine per omicidio su Bevilacqua eludendo il contraddittorio.

L’avvocato Alessio Fioravanti, appassionato del caso, è diventato consultente della famiglia Bevilacqua, e vede un’archiviazione ottenuta violando la legge alla stregua di una sentenza di “assoluzione”.
Mettendo da parte i manuali di diritto, l’avvocato avrà letto che cosa ha dichiarato al GIDES suo padre Pietro, storico difensore del “Vampa” insieme al collega Rosario Bevacqua, del testimone italo-americano?

Per attaccarmi, alcuni mostrologi si rifanno a una richiesta di archiviazione ottenuta eludendo il confronto fra le parti e non ad argomentazioni logiche, come potrebbe essere, per esempio, l’attendibilità del presunto diffamato il quale mi accusa sostenendo di non avere ammesso nulla.
Si dimenticano che in questo contesto sono io il presunto innocente, non Bevilacqua.


Flanz ritiene molto convincenti le motivazioni del pm Turco.
Ha poi precisato che la sua avversione per la mia testimonianza non significa prendere le parti di Bevilacqua.

Orbene, accantonando il codice di procedura penale e l’abuso del vocabolo “teoria”, è difficile capire in quale mondo alternativo abitare a “300-400 metri” in linea d’aria da “dove sono stati ammazzati i francesi“, come afferma lo stesso Bevilacqua nella sua deposizione del ’94, non sia un elemento “significativo”, soprattutto quando il soggetto in questione, denunciato appunto per un’ammissione di colpevolezza da un giornalista incensurato, ha affermato di avere visto le vittime il giorno prima della “tragedia” (precisazione del 2018) e ha mentito sulla conoscenza dell’imputato principale.


Entrando nel merito delle motivazioni del pm Turco, il magistrato ha semplicemente messo nero su bianco la sua opinione in contrasto con la realtà basandosi su un’indagine approssimativa, apertasi e chiusasi in malo modo.
A parte gli errori, e aver sentito Bevilacqua a casa sua in presenza dei parenti, non è stata effettuata una perquisizione, non è stato sondato il Dipartimento di Giustizia e non è stato messo al vaglio il suo passato. Gli unici documenti del governo americano agli atti provengono dal sottoscritto (sono disponibili qui, insieme ad altri).
Il DNA di Bevilacqua è stato prelevato dalla Procura di Siena, pm Nicola Marini. L’ho trasmesso di persona alle forze dell’ordine USA nel 2023.
Il pm Turco aveva respinto la precedente richiesta di effettuare un controllo avanzata dalle mie legali, avv. Simona Buccheri e Patrizia Gottini, nell’ambito del mio processo per l’asserita diffamazione dell’americano, nel marzo 2022.

Esperti e luminari vs pseudo tali
Il metodo scientifico semplificato può essere descritto con questo celebre aforisma di Alexis Carrel:
"Poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore.
Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità."
Anche un contadino analfabeta può adottare un approccio scientifico basandosi sull’esperienza e sulle regolarità che governano il mondo che lo circonda. Otzi, l’uomo “dei ghiacci” di 5mila anni fa, non aveva un diploma, ma sapeva accendere e conservare il fuoco usando un fungo come miccia.
Dietro questo congegno c’è un approccio scientifico. Quanti italiani con una laurea saprebbero cavarsela con i mezzi di un uomo dell’età del bronzo?
In una ricerca sulle cause di un evento bisogna osservare molto e cercare possibili indizi. Un indizio può portare a una pista. Verificarla fino in fondo vuole dire avere un approccio scientifico.
Fbaz (prossime due immagini) è un appassionato del caso Mostro. Nella realtà fa il ricercatore universitario.
Non ho mai discusso con lui, ma ho letto alcuni commenti sul forum imostridifirenze.
Quello che scrive denota che background scientifico non è sinonimo di atteggiamento scientifico.

Nel post segnalato, Fbaz si riferisce alla trasmissione alle autorità USA da parte mia del profilo genetico di Bevilacqua nel novembre 2023.
Se ci avessi parlato, gli avrei risposto:
"Non dovresti preoccuparti dell'indagine dell'FBI. Preoccupati di quello che scrivi."
Ho trovato un altro commento esemplificativo di Fbaz nella discussione “Lettera a Silvia Della Monica”, dove è stata segnalata la seguente osservazione dell’esperto criminologo Franco Ferracuti sul Die Welt del 6 agosto 1984 (scoperta da Romina Saderi sul gruppo Facebook “Il mostro di Firenze”) che ho riportato nel post sull’inchiesta giornalistica.
"...Una nuova tesi è ora sostenuta dal celebre criminologo italiano Franco Ferracuti. Lui ha il sospetto che l'assassino di coppie possa essere uno straniero che vive a Firenze, dal momento che questi omicidi in Italia sono anomali, mentre appartengono a una categoria di crimini in paesi anglosassoni. Firenze è sempre stata la città preferita di turisti inglesi e americani. Ferracuti consiglia alla polizia di concentrare le sue ricerche nella colonia di stranieri fiorentini..."
La replica di Fbaz è stata questa.

L’utente de imostridifirenze non dice a cosa si riferisce.
Evidentemente non all’ammissione di Bevilacqua o alle sue connessioni con San Francisco segnalate nel post sulla mia inchiesta giornalistica. Né alla mia decifrazione dell’anagramma del primo testo cifrato, del nome di Zodiac, alla sua ultima firma, alla teoria dell’acqua o alla possibile firma del Mostro nella sua rivendicazione finale.
Probabilmente l’utente de imostridifirenze si riferisce a un documento da me ottenuto dal governo statunitense anni fa, che ho reso pubblico (per primo) su questo blog, con tanto di traduzione. La lista delle assegnazioni militari di Bevilacqua (1953-1974) contenuta nel suo Official Military Personnel File (disponibile a questo link).
Nella lista ci sono alcune assegnazioni nel periodo di attività di Zodiac che secondo alcuni mostrologi rappresenterebbero un “alibi di ferro” per Bevilacqua.
Per evitare di “farsi un film”, sarebbe bastato riportare non solo la lista e la sua traduzione, ma anche quello che ha detto lo scrivente, cioè colui che ha ottenuto e divulgato quel documento.
Anche se i mostrologi non vogliono sentirne ragioni, ho raccontato in più sedi (in parte anche nel mio resoconto sui colloqui con Bevilacqua consegnato ai Carabinieri e nei miei appunti del 2017) che l’italo-americano mi ha detto di aver lavorato in California sia nel ’69 sia nel ’70, nel biennio dell’attività principale di Zodiac.
C’è un problema per chi indaga e un vantaggio per Bevilacqua.
In quel periodo, l’americano ha operato sotto copertura per le unità CID (oggi Criminal Investigation Division), gli investigatori militari dell’esercito di cui è entrato a far parte fra il ’64 e il ’66.

Già nel marzo 2019, ho messo agli atti del fascicolo su Bevilacqua una prova che avesse svolto attività investigativa sotto copertura. Un e-mail del suo diretto superiore in Vietnam, il tenente colonnello Mark Reese, che parlava appunto di un’operazione del’68 (ne parlo qui).
Quell’anno, Bevilacqua era di stanza nella repubblica del sud-est asiatico, ma avrebbe potuto recarsi da Saigon a San Francisco per valide ragioni, come spiego in questo post (Zodiac ha ucciso una coppia il 20 dicembre di quell’anno).
D’altronde, l’aeroporto di Oakland, città limitrofa a San Francisco, era il punto di partenza e di arrivo delle truppe di terra americane in partenza e di ritorno dal Vietnam, e al Presidio c’era anche il Letterman General Hospital, che è stato un punto di riferimento per i reduci feriti in guerra.

Fra l’inizio del ’69 e l’aprile del ’70, Bevilacqua risultava assegnato al CONARC in Virginia (un comando a cui era sottoposta anche la 6° Armata al Presidio di San Francisco). Questo incarico viene riportato nei miei appunti in connessione con un’attività investigativa sottocopertura di 18 mesi per il CID.
L’americano, che mi diceva di non poter parlare del suo lavoro, mi ha confidato però di avere partecipato alle indagini sulla Khaki Mafia (ne parlo qui), focalizzate in California con diramazioni in vari continenti. Una lunga ricerca mi ha portato a provare che varie attività investigative si sono svolte nell’area degli omicidi di Zodiac in concomitanza con la sua attività criminale.
Bevilacqua mi ha detto di essere stato nell’area del lago Tahoe nel ’70, nello stesso anno in cui Donna Lass, possibile vittima di Zodiac, è stata rapita (6 settembre) a sud del lago situato fra California e Nevada (ne parlo qui).
Nello stesso periodo, l’americano risultava assegnato al comando dell’esercito in Europa.
Penso che il motivo di questa stranezza sia da attribuirsi alla principale indagine sulla Khaki Mafia di quel periodo , che era incentrata sui traffici di un brigadiere generale in Germania con connessioni con San Francisco e Reno (vicino al lago Tahoe).


Nel 2017, a mia domanda, Bevilacqua mi ha indicato dove avrebbe nascosto il corpo di una persona dopo un omicidio nell’area del lago Tahoe.
Il corpo di Donna Lass probabilmente non è stato portato a Heavenly Valley, a differenza di quanto mi ha suggerito Bevilacqua e ho riportato ai Carabinieri e in una articolo, però la funivia del complesso si trova a metà strada del percorso di circa 1 km che separava la sua casa e il luogo di lavoro quando è stata rapita.

Chiusa questa parentesi mi chiedo, retoricamente:
"Perché utenti come Fbaz e vari mostrologi citano solo quello che vogliono della mia inchiesta giornalistica, tralasciando il resto?"
Un secondo esempio di questo tipo di approccio, lo dà un altro utente del forum imostridifirenze (esperto in dialettica, forse, ma non in attività d’indagine o di ricerca) che, con un sofisma (girare la frittata), cerca di sminuire il valore di un’ipotesi valida.

Sirlupash2 cerca di liquidare come una bazzecola un’ipotesi investigativa fondata su indizi certi proposta da detective ed esperti.
Sposta l’attenzione dall’esistenza degli indizi e dal parere fondato sui trascorsi militari di Zodiac alla parola “credere”.
Guardate come cambia di senso la frase sui documenti che ne parlano (fruibili qui) quando mi attengo alla realtà così com’è senza cercare di sminuirla.
"Nei documenti che hai linkatoc'è scritto che aluni detective credonosi cita il parere di esperti dell'ASA, agenzia dell'esercito specializzata in crittanalisi, investigatori militari del CID del Presidio di San Francisco, e investigatori dell'SFPD, che sulla base di indizi certi ritengono che "Zodiac" abbia trascorsi militari e sia stato addestrato dai militari in crittanalisi."
Il punto non è che “qualche” detective “crede” a qualcosa. Il punto è che ci sono tre pareri autorevoli fondati su indizi certi che Zodiac abbia trascorsi militari.
Gli indizi in particolare sono i messaggi cifrati, l’uso di una baionetta e un’impronta di scarpone militare distribuito all’origine solo nei supermercati delle basi militari su ordinazione.
Domanda: il parere di detective ed esperti, fondato su indizi certi che portano la polizia di San Francisco a concentrare le ricerche su persone con un background militare, può essere utile nella valutazione dell’attendibilità di un racconto-testimonianza sull’ammissione di un potenziale colpevole con trascorsi militari?
La risposta ovviamente è sì.

Colpisce che Sirlupash2 parli di “bias”, volgarmente “pregiudizi”, per poi affermare di essersi “perso completamente” a un terzo del racconto sull’inchiesta (non a metà) perché si è imbattuto in un fatto vero che non gli garba, cioè che io abbia chiesto l’intercessione della Madonna che scioglie i nodi e di Gilbert Keith Chesterton all’inizio della mia indagine giornalistica nel 2017.
Domanda: l’utente in questione si “perde” perché ha uno sguardo “scientifico” sulla realtà o perché ha un pregiudizio (bias) nei confronti delle persone cattoliche?
Per quanto riguarda la “decima vittima”, ne parlo in questo articolo.
Un utente di zodiackiller.com ha scoperto in epoca recente che il serial killer americano potrebbe aver fatto un’allusione a un film con la stessa tematica del suo primo testo cifrato e di un altro film che alcuni ricercatori ritengono abbia citato, “The dangerous game”. Il tema è sempre la caccia agli esseri umani.
“Sfortuna” vuole che “La decima vittima” sia un film italiano e ciò indispone nuovamente Sirlupash2.
Per finire, “teoria accertata” è un ossimoro. Non esistono teorie “certe” ma teorie che funzionano.
Per esempio, la “teoria dell’acqua” funziona.
Un esempio in chiave Zodiac-Mostro è l’identificazione da parte di Valeria Vecchione della rivista da cui ha selezionato i ritagli per comporre il recapito nella lettera a Silvia Della Monica.
Negli articoli dei 2018 parlo della “teoria dell’acqua” e affermo che Zodiac (il Mostro) faccia di proposito rimandi all’acqua. Per esempio, l’ultima firma è letteralmente un brano su un annegamento.
Nel 2020, Vecchione lasciandosi guidare dall’unica parola della lettera a Della Monica che il Mostro ha ritagliato per intero dalla rivista (facilitando l’individuazione), un “DELLA”, viene indirizzata a un titolo preciso.
"Care dolci acque non vi riconsco più: qui è finito il sogno DELLA mia infanzia".
Da questa frase il Mostro ha ritagliato solo altre due lettere. Quelle finali sulla busta.
La Z (di Zorro?) e la E della parola “acque”.
Non è la conferma di un pregiudizio, ma un riscontro della “teoria dell’acqua” nell’ambito della connessione Zodiac-Mostro.

Sirlupash2 fa parte di quella folta schiera di esseri umani che si “ingannano” di avere un’impostazione scientifica, mentre in realtà si lasciano guidare da preconcetti che impediscono loro di osservare la realtà correttamente.
Purtroppo, è una categoria numerosa anche nella community degli appassionati del caso Mostro.
Queste persone sostituiscono all’osservazione i loro ragionamenti.
Sbagliare, così, è inevitabile.
Segue un ulteriore esempio di un ragionamento che cozza con la realtà.

A prima vista, questa provocazione può sembrare intelligente, ma non lo è.
Posto che gli omicidi attribuiti al Mostro comprensivi di Signa sarebbero 16 e che Bevilacqua non aveva intenzione di costituirsi nel giugno 2018, è una rarità che le prove intese come “corpi di reato”, ad esempio la pistola del Mostro, vengano consegnate volontariamente dai colpevoli.
Difficile che saltino fuori le armi del serial killer senza una perquisizione disposta dagli inquirenti. E putroppo non è stata effettuata nel caso Bevilacqua dal 2018 al 2024.
Un giornalista freelance non si può sostituire a Carabinieri e Procura.
Ciò non significa che, anche in mancanza di indagini approfondite, non si debba credere alle informazioni contenute in testimonianze attendibili (registrate o meno), che sono una grave prova indiziaria quando si parla di un’ammissione di colpa.



Esistono indizi anche sulla possibile origine straniera del Mostro utili a non escludere a priori Zodiac, come fanno in molti.
Tali indizi sono gli stessi crimini del Mostro. Già lo segnala, anche se in modo semplicistico, un’intervista della Nazione all’antropologo Tullio Seppilli nell’ ’81.

Mettendo da parte le analogie, a Seppilli si uniscono i pareri concordanti di altri esperti quali il già citato Ferracuti e i consulenti dell’Università di Modena Francesco De Fazio, Salvatore Luberto e Ivan Galliani, che mettono in evidenza come, stando alla casistica, i duplici omicidi del Mostro siano un’anomalia nel contesto italiano, mentre se ne riscontrano simili in paesi anglosassoni e nord europei.
Le scene del crimine indicano che il Mostro conoscesse bene l’area degli omicidi, dove molti stranieri hanno una casa e dove anche il Cimitero Americano è collocato.
L’indizio è vago, ma solo fino a un certo punto. Cioè fino a quando il direttore di quel cimitero, soldato statunitense in congedo non decide di presentarsi dai Carabinieri per riportare la sua ambigua testimonianza.
Insieme agli indizi circostanziali che iniziano a emergere già nella deposizione di Bevilacqua, e al comportamento che caratterizza alcuni tipi di serial killer come il Mostro secondo le statistiche dell’FBI (cercano un contatto con la polizia), anche l’anomalia statistica è un elemento coerente con il suo coinvolgimento nei delitti indicato dalla mia testimonianza.

Le osservazioni degli esperti da me citati si accordano con la realtà.
I veri luminari osservano, sulla scorta delle loro conoscenze, un’anomalia che poteva riconoscere anche l’uomo comune degli anni ’80, che si informava leggendo il giornale e vedeva certe cose solo nei film americani. Qualcuno, come Ferracuti, suggerisce addirittura di focalizzarsi sulla pista straniera, in particolar modo anglosassone.
Sono prove indiziarie che mettono in discussione chi liquida la mia testimonianza con supponenza.
L’avere scartato a priori un grosso indizio, la mia testimonianza, sulla base di preconcetti o falsi sillogismi (“non c’è una registrazione quindi è falsa”), squalifica in massa i sedicenti luminari della mostrologia che sfoggiando un’aria super partes etichettano la mia indagine giornalistica come “bufala” o priva di fondamento.
Questi studiosi hanno liquidato la mia denuncia non per una mancanza di attendibilità, o di riscontri, ma per banale supponenza o perché ritenuta fastidiosa e in contrasto con le proprie idee.

Mostrologi a difesa di Bevilacqua
Dopo aver appreso dell’archiviazione di Bevilacqua nel 2022 ho informato La Nazione e poi le parti offese.
Ma era troppo tardi.
L’87enne italo-americano – 20 anni di carriera militare alle spalle, un turno in Vietnam, prima di approdare all’ABMC e andare in pensione nel 2010 – è morto nel dicembre dello stesso anno, quattro anni e mezzo dopo essere stato da me denunciato. Senza mai essere sentito da un magistrato di Firenze mentre era indagato e “parte offesa”.
Da allora, ci sono mostrologi che lo ritraggono come vittima, dimenticandosi, se non altro, delle falsità dette al processo Pacciani che hanno supportato una condanna all’ergastolo.

A difesa di Bevilacqua, si butta anche il blogger Antonio Segnini, autore di “Quando sei con me il Mostro non c’è”,
Lui è sicuro che l’americano non abbia confessato alcunché. Crede parola per parola al suo comunicato del 31 maggio 2018 quando a proposito del Mostro e di Zodiac dichiara:
"Smentisco fermamente di avere confessato a chicchessia di essere l'autore dei delitti a loro attribuiti per il semplice fatto che non li ho commessi..."

Bevilacqua è una “persona rispettabile fino a prova contraria”. Ci mancherebbe.
Ma in effetti una prova contraria c’è.
L’americano ha mentito al Processo Pacciani. Non un’innocua bugia. Ha negato di sapere chi fosse l’impuatato per accreditare un riconoscimento falso che ha supportato la sua condanna all’ergastolo.
Non è sufficiente come prova contraria della sua rispettabilità o, quanto meno, della sua attendibilità?
Pare di no.
Segnini aggiunge che la confessione sarebbe “priva di pezze di appoggio”.
Mi chiedo: e i tabulati, gli appunti, le prove circostanziali? Gli altri riscontri della mia attendibilità (approfondimento in questo post), oltre alla conclamata inattendibilità di Bevilacqua?
Come li dobbiamo chiamare?
Come in tanti altri casi, il problema dell’autore di “Quando sei con me…” è che la colpevolezza di Bevilacqua farebbe crollare la sua convinzione di chi fosse il Mostro.
Per Segnini era Giancarlo Lotti. Un uomo senza licenza elementare o esperienza di armi da fuoco che, da improvvisato serial killer, avrebbe messo sotto scacco le forze dell’ordine di Firenze senza lasciare nemmeno una traccia. La cui scaltrezza sarebbe misteriosamente svanita quando si è fatto passare per “palo” di Vanni e Pacciani prendendosi una condanna a 26 anni di reclusione.
Ognuno sceglie ciò a cui credere, insomma. Rimane però una domanda: qual è il criterio di questa scelta, per Segnini? Non sembrano essere le “pezze d’appoggio” o la verosimiglianza.
L’unica persona citata in questa pagina che escludo abbia difeso Bevilacqua per convenienza è il ricercatore Dario Quaglia.
Lui si dice onestamente convinto che Bevilacqua sia estraneo ai fatti.
Non so se ha avuto modo di dare un’occhiata senza pregiudizi al mio lavoro di inchiesta.
In ogni caso, i toni non cambiano.

Bossoli, silicone e depistaggio
Pubblico anche un post di Enrico Manieri, che ho intervistato per un articolo su Libero nel 2021.
Come mai all’epoca non mi ha esternato la sua posizione che ora leggo in questo commento di fine marzo 2024?

Manieri è conoscitore della materia balistica e la sua ricostruzione della dinamica del delitto di Via Scopeti è accurata.
Però ogni tanto inciampa.
Metto da parte la ricorrente lamentala mostrologica “povero Bevilacqua, non c’è un indizio, non c’è nulla…” e passo direttamente a quelle che definisce “schiocchezze”.
Contrariamente al parere di Manieri, il consulente della Procura Giovanni Iadevito, che ha esaminato i bossoli e proiettili del duplice omicidio di Via Scopeti, ritiene che la presenza della sostanza biancastra dallo stesso riscontrata sui bossoli di quel delitto non sia frutto di una contaminazione del terreno della scena del crimine.


Nella sua relazione balistica dell’ ’85 (immagini in alto), l’esperto balistico nominato dagli inquirenti osserva che la sostanza è concentrata nel cratere del percussore. Questo lascerebbe pensare che si sia “fissata” in quel punto al momento dello sparo, quando il percussore della pistola si è impresso sul fondello del bossolo. Dunque, argomenta logicamente Iadevito, doveva essere già presente sui bossoli prima che il serial killer sparasse.
Con la successiva perizia Iadevito-D’Uffizi-Crea si cerca di stabilire la composizione della sostanza. Vengono riscontrate possibili tracce di silicio (residui di silicone ipotizzano gli esperti), zinco e gesso. Tracce che vengono definete “caratterizzanti”, e che stando all’intelligente ipotesi avanzata nel 2020 dal ricercatore Revilix potrebbero essere riconducibili al prodotto Nubex utilizzato per impermeabilizzare i marmi del Cimitero Americano di Firenze ai tempi di Bevilacqua (ne parlo qui).


Niente di tutto ciò è un abbaglio, a differenza del silicone che trasuderebbe dal terreno secco della piazzola di Scopeti nei primi di settembre dell’ ’85.
In basso, pubblico una foto agli atti elaborata dal blogger Antonio Segnini che mostra la possibile collocazione dei bossoli indicata da Manieri prima che fossero visti dalla polizia. Nessuna traccia visiva di supposti “inquinanti” chimici. Inoltre, il bossolo G si trovava nella tenda. Perché aveva il cratere del percussore contaminato allo stesso modo dei bossoli all’esterno?

Anche i “presunti” esperti balistici da me intervistati (21) sono reali, e hanno nomi e cognomi noti alla Procura.
Reale è anche il sondaggio da me realizzato che dimostra l’improbabilità che un appartenente alla categoria “esperto balistico iscritto all’albo dei periti di un tribunale italiano (nel 2021)” possa incorrere negli errori di osservazione che bisognerebbe attribuire al consulente della Procura del ’68 e del ’74 Innocenzo Zuntini per allontanare lo spauracchio del depistaggio di Signa.
Affronto l’ipotesi che sia stato il Mostro a scambiare bossoli e proiettili del ’68 in questo post. Si tratta di un riassunto della relazione depositata a integrazione della mia denuncia nel 2021 (link al verbale, pagina 2).
Ma qual sarebbe il principale “errore” di Zuntini?

Sui bossoli del Mostro trovati nel fascicolo Mele una delle tracce principali usate per identificare un’arma da fuoco, il segno dell’espulsore, è visibile a occhio nudo, riconoscibile anche da una persona poco esperta se sa dove cercare.
L’arma del serial killer, come altre pistole, lascia questo segno ben marcato.

Fatta questa constatazione, come mai nella perizia del ’68 le tracce dell’espulsore sui bossoli vengono definite “quasi irrilevabili” da Zuntini, il quale non riesce nemmeno a indicare con esattezza la posizione?

Si noti che l’esperto sa perfettamente dove dovrebbe vedere il segno dell’espulsore secondo il metodo dell’orologio.
Questo esclude l’inesperienza.
Zuntini da una descrizione incongruente anche con quanto riporterà nel ’74 quando sicuramente avrà a che fare con i bossoli del Mostro (come quelli trovati nel fascicolo Mele) e riuscirà facilmente a distinguere l’impronta lasciata dall’espulsore, indicandone la posizione.
Il segno verrà da lui definito: “rilevabile”, “chiaramente impresso”.


Per questo motivo, nel 2021, dopo aver consultato 11 esperti balistici a mia scelta (che non hanno fatto gli errori di Zuntini), ho inviato richieste ai tribunali italiani ottenendo un totale di 263 nominativi iscritti alle liste di 138 tribunali di Italia (degli attuali 140 – nel report avevo fatto richiesta/conteggiato alcuni che erano in dismissione, per un totale di 155).
Ne ho estratti a sorte 10. Ho escluso gli esperti che avevo consultato, chi si era già occupato del caso Mostro e chi era stato inserito nelle liste per errore (2 persone estratte).
Ai 10 esperti pescati casualmente nell’urna ho mostrato le foto dei proiettili e di un bossolo allegato al fascicolo Mele tratte dalla perizia balistica su tutti i reperti dei delitti del Mostro di Paride Minervini (2016). Ho sottoposto loro alcuni quesiti, senza metterli al corrente delle motivazioni per evitare di influenzarli.
Nessuno degli esperti intervistati ha commesso la serie di errori di osservazione/descrizione imputati a Zuntini.
Per quanto riguarda la traccia dell’espulsore, tutti gli esperti sono stati in grado di indicarla.

Ne risulta che la stima della probabilità, con livello di confidenza al 99%, che un esperto balistico iscritto agli albi dei periti e dei consulenti dei tribunali italiani incorra negli errori che si dovrebbe attribuire Zuntini, e in particolare non sappia indicare dov’è il segno dell’espulsore sul bossolo, è compresa fra 0 e 40% (cioè il margine di errore).
Da un punto di vista logico, trovandoci di fronte a un aut-aut per spiegare le incongruenze tra reperti nel fascicolo Mele e perizia del ’68, la stima della NON probabilità di una serie di errori del perito (in particolare quello sul segno dell’espulsore) è la stessa delle probabilità di un depistaggio. Alta.
Stando al sondaggio effettuato, la probabilità che una sostituzione dei reperti nel fascicolo Mele possa spiegare le incongruenze con le descrizioni di Zuntini, infatti, si colloca fra il 60% e il 100%.

A scanso di equivoci, nel documento consegnato agli inquirenti, oltre ai nomi e cognomi dei 21 esperti balistici da me sentiti, sono allegati anche i loro brevi pareri scritti per email.
Dal 2021 in poi, nulla ha impedito al pm Turco di interpellarli, invece di affidarsi al solo parere del suo assistente, il luogotenente Ilardi.
L’ultima risposta dei titolari del caso Mostro alle parti offese che nega la necessità di una consulenza balisitica è un copia-incolla di una nota di Ilardi, anche stavolta contenente errori marchiani. Ne parlo qui.



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